27 giugno 2017
Aggiornato 19:00
Futuro incerto

Il Consiglio di Stato blocca il cantiere dell’elettrodotto Redipuglia-Udine

Viene data ragione ai 7 Comuni ricorrenti. Sconcertata la Regione, esulta il sindaco Martines (Palmanova). Positivi anche i commenti di Sel e Movimento 5 Stelle

Incertezza sull'elettrodotto Redipuglia-Udine (© )

UDINE – Il Consiglio di Stato dà ragione ai Comuni di Palmanova, Basiliano, Lestizza, Mortegliano, Pavia di Udine, San Vito al Torre e Trivignano Udinese: l’elettrodotto Redipuglia-Udine è troppo impattante per questi territori.
Una decisione destinata a riaprire una partita che pareva ormai già conclusa, con buona parte dei tralicci già posizionati (con un investimento previsto di 100 milioni di euro, dopo un iter durato 12 anni).
Come prima conseguenza, la decisione del Consiglio di Stato causerà il blocco dei lavori, lasciando a casa le 150 maestranze impegnate nella costruzione dell’opera.
Una situazione che sta provocando reazioni molto diversificate, con una parte del mondo politico (sindaci ricorrenti compresi) che esprime soddisfazione e la Regione che, invece, si dice molto preoccupata per quanto sta accadendo. Così come il mondo imprenditoriale. Terna, intanto, lancia il rischio black-out per il Fvg nel caso in cui l’opera non venisse portata a termine.

Per Vito la situazione è ‘sconcertante’
«Si è creata una situazione  sconcertante, da cui potrebbero derivare danni gravi per tutto il Friuli Venezia Giulia e per lo stesso territorio interessato dall'opera. Con un'infrastruttura quasi del tutto realizzata, con i vecchi piloni in piedi e con una totale incertezza dei tempi per i futuri sviluppi, la Regione non può che esprimere la sua preoccupazione». Lo afferma l'assessore regionale all'Energia Sara Vito, che aggiunge: «Dopo un percorso lungo e complesso - continua Vito - oggi ci troviamo un'opera quasi del tutto realizzata e non in funzione, senza lo smantellamento dei piloni della vecchia linea e con una procedura amministrativa da riprendere dall'inizio in capo ai ministeri, cui va fatta risalire questa situazione. Gli effetti ottenuti dai ricorrenti forse creano una soddisfazione immediata e per pochi, ma nella prospettiva possono andare addirittura nel senso opposto a quello auspicato».

Per i Comuni bisogna rivedere il progetto
«A questo punto i giochi si riaprono – commenta il sindaco di Palmanova Francesco Martines -. Ci troviamo a metà strada tra un paesaggio devastato e un grande rischio di impresa per Terna. A mio avviso la società avrebbe dovuto aspettare prima la sentenza del Consiglio di Stato e solo secondariamente dare il via ai lavori. Da parte nostra, per la salvaguardia del territorio di Jalmicco, abbiamo sempre sostenuto due possibili alternative: o l’interramento dell’elettrodotto o la terza via: utilizzare il 60% della linea esistente con 200 mila volt che, di fatto, va a impiegare aree del territorio di fatto già in uso».
Il coordinatore regionale di Sel, Marco Duriavig, precisa: «Auspichiamo fortemente che si abbia il coraggio di rivedere il progetto, si voglia valutare il vero bisogno energetico regionale e si proceda con l’interramento dell’elettrodotto.  Perciò, nonostante, il danno ambientale causato sia già notevole, crediamo che ora sia il momento di procedere congiuntamente tra i vari comuni colpiti, la Regione Fvg e Terna spa, per compiere i passi giusti evitando altre forzature».
A favore della decisione del Consiglio di Stato anche il Movimento 5 Stelle: «Si è dimostrato   come i cittadini, insieme a quei sindaci che sono stati vicini al proprio territorio, possono vincere anche nei confronti dei poteri forti – chiarisce Cristian Sergo –. Il ministero ha potuto favorire Terna Spa, solo attraverso lo ‘sviamento di potere’ dando un parere favorevole a quello che da noi è sempre stato considerato uno scempio ambientale gravissimo. I lavori sono iniziati e continuano tuttora senza attendere la sentenza pendente ed ora emessa».