L'analisi post-voto

Dopo la sconfitta elettorale il Pd...persevera

Perché rinviare la disamina sul voto e, perché no, la possibilità di mettere spalle al muro una classe dirigente del partito che non ha ancora fatto autocritica?

La situazione del Pd Fvg analizzata da Linda Graffia (© Diario di Udine)

La situazione del Pd Fvg analizzata da Linda Graffia (© Diario di Udine)

UDINE - Errare umanum est, perseverare…Il Pds (Partito della Serracchiani) persevera eccome, con una propensione innaturale al cupio dissolvi. Incassa in primavera il doppio ko a Trieste e Pordenone, evitando – come sarebbe stato logico, normale, conseguenziale – un serio confronto interno per comprendere le ragioni della doppia Waterloo. Dopo diversi giorni si fa viva la ‘zarina’, affermando che il partito deve tornare sul territorio, ammettendo forse che per due anni è rimasto sulla Luna. Ma nulla di più.
E arriviamo così a domenica scorsa con altri due ceffoni elettorali: Codroipo e 'la rossa Monfalcone. Peggio di così! E il Pds cosa fa? Nulla. Anzi, si affida a un comunicato della segretaria regionale, Antonella Grim. Che, udite udite, ammette la sconfitta per poi aggiungere con un’analisi sferzante…che «le ragioni di questo risultato sono di varia natura e andranno analizzate e approfondite con la massima attenzione  nelle sedi, nei modi e nei tempi necessari».

Già, i tempi necessari. Quali? Quelli del Referendum, indicati dalla stessa Grim nel medesimo comunicato dove chiama a raccolta il partito per quella che pare la madre di tutte le battaglie pidiessine? Ma come, non s’era detto che il voto delle amministrative non c’entrava nulla con il giudizio sulla Regione e tanto meno con quello su Renzi? E perché rinviare la disamina sul voto e, perché no, la possibilità di mettere spalle al muro una classe dirigente del partito che non ha ancora fatto autocritica? La Grim annuncia anche di essere disposta a mettersi in discussione (il sindaco di Palmanova, Francesco Martines, si sta scaldando a bordo campo…), come se le sue eventuali dimissioni rappresentassero la panacea di un partito ammutolito e chiuso a riccio all’interno e all’esterno.

Insomma, puntare sul Referendum come unica medicina per togliere il Pds dalla sala di rianimazione ci pare privo di lungimiranza e di buon senso politico. Anche perché, dovessero vincere i ‘si’ per il Pd e il Pds, la vittoria servirebbe anche per una resa dei contini interni. Che, tuttavia, nulla avrebbe a che vedere con le mortificanti sconfitte elettorali, con un partito arroccato su sè stesso e inebriato da quella presunzione della verità che è uno de peggiori retaggi della sinistra radical chic. E dunque meglio perseverare…