Trend negativo

Saldi invernali sottotono, si compra di meno

Abbiamo ascoltato i commercianti di alcune realtà del centro cittadino per scoprire come sta andando il periodo dei saldi. Ecco cosa ci hanno detto

Saldi invernali sottotono, si compra di meno (© Diario di Udine)

Saldi invernali sottotono, si compra di meno (© Diario di Udine)

UDINE – Sono iniziati da ormai quasi due settimane ed è già tempo di bilanci, quantomeno per fotografare l’andamento delle scontistiche di fine stagione. Siamo andati a fare due passi in centro città per chiedere ad alcuni negozianti cosa sta succedendo e cinque su sette non si dicono soddisfatti dei primi giorni di svendite. I saldi sono da sempre il momento che tutti aspettano per fare shopping ma soprattutto per comprare ‘quella cosa’ che hanno adocchiato nel periodo natalizio; come sono da sempre tanto attesi anche dai commercianti che sperano di aumentare le loro vendite.  Tutto questo è ancora vero o è un luogo comune che appartiene al passato? La maggior parte degli intervistati non è così ottimista sul bilancio del periodo dei saldi, scopriamo perché.

Partenza a razzo e poi calo
Il trend è positivo per tutti nei primi sette giorni dall’avvio, sono iniziati il 5 gennaio, ma non si conferma tale nelle settimane seguenti. Già con la seconda settimana c’è una lieve flessione poi la situazione cala notevolmente e si mantiene stazionaria. «È stata una partenza col botto», lo dice Daniela, commessa da Calzedonia, «la prima settimana è andata molto bene, il primo giorno pensavamo non venisse nessuno trattandosi di un infra settimanale e invece quel giovedì abbiamo lavorato tantissimo». In un negozio di abbigliamento per bambino di via Poscolle invece ci fanno notare che il trend sta cambiandole persone vengono nei giorni o addirittura nelle settimane prima dell’inizio dei saldi per chiedere se sono già attive delle scontistiche sui capi. Le abitudini dei consumatori sono cambiate: gli anni scorsi compravano le cose in vista dell’anno che sarebbe venuto, ora invece comprano più  per fare regali». Da Falcomer, negozio di scarpe in via Poscolle e via Mercatovecchio, Clarissa conferma: «Solitamente le persone vengono prima che inizino i saldi a chiedere uno sconto o delle promozioni, comprano fino alla prima settimana dalla partenza e poi basta; e anche la spesa non è granchè elevata». Emerge quindi che gli sconti prematuri, i cosiddetti pre-saldi, di alcune attività commerciali portano i clienti nei negozi anzitempo.

L'e-commerce ha messo in ginocchio molti punti vendita
Abbiamo scoperto che alcune aziende per la prima volta aderiscono a questa campagna promozionale, parliamo ad esempio dell’Erbolario e di Equivalenza, «Ci adeguiamo a quello che fanno gli altri, non avremmo bisogno di partecipare». Giulia che lavora all’Erbolario dice: «Il nostro è un negozio monomarca ed è la prima volta che prendiamo parte ai saldi, è una cosa sperimentale. Vogliamo misurare il feedback di questo periodo, vedere se alimenta di più il giro delle vendite, anche perché noi abbiamo una clientela fidelizzata»La signora Patrizia di Equivalenza invece è convinta che a determinare il basso afflusso sia il massiccio acquisto su internet: «L’e-commerce ha bastonato tanti di noi, hanno prezzi più concorrenziali. Noi ci salviamo perché abbiamo anche un altro punto vendita in un centro commerciale e quello lavora bene», aggiunge inoltre «la proprietà è spagnola, decidono di aderire all’iniziativa per adeguarsi alle altre attività presenti in Italia ma non ne avrebbero la necessità».

Le persone spendono meno
Le svendite stagionali comunque strumento sempre utile nelle ‘mani’ aziendali, un modo per farsi conoscere da una clientela nuova e aumentare il giro d’affari ma soprattutto il modo per eliminare le scorte di magazzino invendute.  «Avere delle rimanenze e pagarci sopra le tasse è meno conveniente che vendere i propri prodotti a un prezzo più basso», ci dicono due store manager.

Ma quanto spendono le persone durante i saldi? Sono tutti d’accordo: meno degli altri anni. Abbiamo sondato alcune tipologie commerciali ed è emerso che: lo scontrino medio di un negozio di abbigliamento è di 50 euro, di 80 circa quello di abbigliamento e accessori sportivi, in un negozio di creme e prodotti di bellezza per la cura della persona si spendono dai 10 ai 15 euro, in erboristeria coincide con l’importo dello scontrino medio annuale ossia 20 euro, in un low cost di prodotti equivalenti di cosmetica e profumi si va dai 2 euro al 15, per l’abbigliamento intimo, calze e costumi ci si aggira invece sui 15-20 euro, infine per le calzature il range è tra i 100 e i 150 di solito per un paio solo, chi incrementa il volume delle vendite sono gli stranieri (sloveni, austriaci, croati e non solo) che spendono anche 300 euro per acquistare più pezzi. 

In generale quindi il clima che si respira raccoglie una sostanziale insoddisfazione dei negozianti. I saldi vanno, ma il livello non è lo stesso rispetto al passato; la gente c’è ma sempre meno delle aspettative. Che sia diminuito il potere attrattivo della merce in esposizione? Che si spenda in maniera più uniforme durante l’anno e non si aspettino le rimanenze di fine stagione? Che la nuova frontiera dello shopping si sia spostata on-line? Che le vie dello shopping siano dalla presenza dei centri commerciale? Forse un po’ tutte queste cose, forse tante altre ancora.