Bocciata la proposta referendaria di Anzil

Autonomismo al bivio: il Friuli rischia di diventare l’ultima provincia del Veneto

L'allarme di Visentin: "Serve un vero movimento di popolo e non apprendisti stregoni. O sfruttiamo questa ultima chance oppure la parola autonomia diventerà un ricordo”

Roberto Visentin e la 'questione' autonomismo (© Diario di Udine)

Roberto Visentin e la 'questione' autonomismo (© Diario di Udine)

UDINE - Autonomismo all’anno zero. Anzi, al bivio. O finalmente decolla, oppure contribuirà a fare diventare il Friuli l’ultima provincia del Veneto. A suonare la sveglia è Roberto Visentin, friulanista della prima ora, poi 'imprestato' alla Lega Nord, di cui è stato per anni il principale leader del Fvg «prima di scoprire investimenti, diamanti, corruzione e porcate varie» e andarsene sbattendo la porta.

Basta discorsi 'udinecentrici' per l'autonomismo
Secondo Visentin, uno dei peccati originali della difficoltà di decollo dell’autonomismo è l’incrocio tra cultura e politica, anzi, la confusione tra questi due momenti che ha fatto sì che l’autonomismo «venisse sempre come difesa della nostra cultura, cosa che io per scontato perché la ritengo una precondizione per poter chiedere il resto». Esegeta di questo connubio è stato, per Visentin, l’ex presidente della giunta provinciale, Marzio Strassoldo. «Quando si parla di autonomia – insiste Visentin – si fa sempre un discorso 'udinecentrico', mentre il Fvg è una regione policentrica con diversità enormi e altrettante specificità. La diversità non può essere posta soltanto tra Trieste e il Friuli, perché ci sono anche il Pordenonese e il Goriziano. Dunque, ogni proposta autonomista deve necessariamente fare i conti con un Fvg policentrico».

"Servono proposte, non proteste"
Sì, per Visentin l’autonomismo è davvero all’anno zero. Perché? «Perché – affonda – quello che finora abbiamo fatto è mettere assieme pezzi di fallimenti. E i fallimenti ci devono insegnare che l’autonomismo non può ripartire del vecchio come sfogatoio di chi non ha trovato posto in altri partiti. Insomma, la precondizione culturale deve saper dare vita a una proposta e non soltanto alla protesta com’è avvenuto troppo spesso». Detto in altre parole, «l’autonomismo ha e avrà un futuro soltanto se saprà formulare proposte vere, concrete in grado di riavvicinare le persone alle istituzioni e alla politica. Dobbiamo cominciare a parlare di lavoro, di economia, di futuro. Assistiamo continuamente a proposte demagogiche come quella delle 4 Province. Bene, allora perché non pretendere la quinta, quella della Carnia?»

Bocciata la proposta referendaria di Anzil
Visentin boccia senza mezze misure anche il progetto referendario di Mario Anzil che sogna le due province, di Trieste e Udine, sulla falsariga del Trentino Alo Adige. «Ragionare in questi termini – taglia corto – significa discutere in toni automonarchici, significa inseguire una strategia perdente. Significa agevolare il fatto che il Friuli diventerà l’ultima provincia del Veneto. Il problema dell’autonomia si inserisce in quello più complesso della democrazia. In questo momento, parafrasando l’elogio della pazzia, potrei dire che esiste l’elogio dell’imbecillità. Quella esternata nei bar, sui media, sul web e che, a differenza di un tempo quando alleggiava solo nei bar, adesso permane e ha addirittura una visibilità incredibile».

Serve un vero movimento di popolo
Che fare, dunque? Visentin non ha dubbi: «Questa imbecillità andrebbe spazzata con l’umiltà di un progetto che metta tutti attorno a un tavolo per dare vita a una discussione franca. Serve anche un vero movimento di popolo e non apprendisti stregoni. Io mi ritengo ormai un residuato bellico. Ma posso dare un consiglio che è quello di lavorare con i migliori amministratori a un programma di sviluppo del Friuli prima che sia troppo tardi. O sfruttiamo questa ultima chance oppure la parola autonomia diventerà un ricordo». (d.pe.)

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