L'analisi

Pd verso l'Assemblea: per Travanut si va verso la scissione

Il consigliere regionale ammette: "Io sarei obbligato ad andarmene, senza fare calcoli di chi farebbero lo stesso, ma avrei sicuramente meno paura di quelli che oggi temono lo strappo"

 (© Diario di Udine)

(© Diario di Udine)

UDINE - Il futuro del Pd si giocherà in 48 ore. Sabato ci sarà il vertice dei 'ribelli' capitanati da Speranza, Emiliano e Rossi, propedeutico all’assemblea dem di domenica. Una due giorni che potrebbe sancire uno strappo definitivo tra chi sta con Renzi e chi lo contesta, con inevitabili, profonde ripercussioni anche tra i democratici del Fvg. Dove, chi parla apertamente di possibile scissione, è il consigliere regionale Mauro Travanut. Che premette: «Chi davvero pagherebbe le conseguenze più amare dell’eventuale divisione, non è chi oggi la ventila, ma chi assicura di volerla evitare».

La situazione interna al Pd è davvero da ultima spiaggia visto che l’opposizione a Renzi non è ascrivibile soltanto ai bersaniani, ma è molto più composita e in parte nascosta. «Se Renzi – dice ancora Travanut - dovesse pervicacemente mantenere una sua posizione di sordità rispetto a richieste legittime che non arrivano soltanto dalla minoranza, ma che vengono bollate come 'della minoranza' anche da un suo ministro, Andrea Orlando, beh, temo che lo strappo potrebbe diventare inevitabile». I contestatori dell’ex premier sostengono che di fronte alle sconfitte del Pd di questi mesi sia necessario capire non tanto chi sarà il nuovo segretario, ma il nuovo orizzonte politico, il futuro del centrosinistra. Come dire, insomma, che la minoranza non accetta l’ipotesi di un congresso frettoloso, raffazzonato, a misura dell’ex premier.
Renzi – sono ancora le parole della minoranza – vuole comprimere il congresso in due mesi al massimo, perché ha il sentore che anche le amministrative dell’imminente primavera saranno una Waterloo e non vuole arrivarci in questa condizione. «Se il congresso fosse celebrato normalmente – precisa Mauro Travanut - prima ci sarebbero le amministrative e per lui si tratterebbe di un’ennesima sconfitta. Per questo punta a diventare subito segretario, perché in questo modo non solo non si accollerebbe la colpa di un’altra sberla elettorale, ma avrebbe mani libere per i prossimi tre anni». L’opposizione aggiunge che Renzi, paradossalmente, dopo averlo incoronato, ora vorrebbe sfrattare quanto prima Gentiloni e questo diventa un paradosso rispetto al Fvg.

«Se Renzi vuole cacciare l’attuale premier - incalza la minoranza dem del Fvg – allo stesso modo la Grim dovrebbe dare il benservito a Serracchiani da cui, lo sappiamo, ha invece ottenuto la benedizione per allargare la segreteria agli amici del cerchio magico». Sì, il bivio del Pd dista ormai soltanto poche ora. «Sono certo che alcuni bersaniani anche in Fvg – insiste Travanut – potrebbero convertirsi a Renzi per garantirsi un altro 'giro', ma questo fa parte della politica. Io credo che se si arrivasse alla scissione ci potrebbero essere molte sorprese, perché c’è una parte della base che non ne può più e moltissimi (in Fvg migliaia) che se ne sono andati e aspettano un segnale. E ribadisco che se domenica Renzi dovesse continuare sulla sua strada e i suoi accoliti inchinarsi senza dire che il re è nudo, lo strappo sarebbe inevitabile. Io sarei obbligato ad andarmene, senza fare calcoli di chi farebbero lo stesso, ma avrei sicuramente meno paura di quelli che oggi temono lo strappo. No, non serve fare i nomi di chi se ne andrebbe. Bisogna capire se domenica Renzi ci obbligherà a farlo». (d.pe.)