23 giugno 2017
Aggiornato 12:00
Sabato 11 marzo, a partire dalle 8.15

Endometriosi: infor-mando e for-mando, convegno a Udine

Rivolto agli specialisti, la partecipazione è aperta a tutti e gratuita, anche alle persone che vogliono saperne di più

Endometriosi: infor-mando e for-mando, convegno a Udine (© AdobeStock | Samo Trebizan)

UDINE - L’endometriosi è una malattia cronica, progressiva e invalidante che colpisce il 10% circa delle donne in età fertile, ne condiziona i ritmi di vita, i rapporti sentimentali, incide sul loro desiderio di crearsi una famiglia. È caratterizzata dalla presenza anomala dell’endometrio, il tessuto che riveste la parte interna dell’utero, in altre zone del corpo femminile. Ciò provoca sanguinamenti interni, infiammazioni croniche e tessuto cicatriziale, aderenze e infertilità. L’endometriosi condiziona e compromette in maniera gravissima lo stato di salute e la qualità della vita, creando dei danni irreparabili agli organi vitali.

Il convegno
A Udine è in programma un importante convegno che si svolgerà al Palazzo Garzolini – di Toppo Wassermann, in via Gemona 92, sabato 11 marzo, a partire dalle 8.15 rivolto a specialisti, proprio per evidenziare la necessità di un approccio multidisciplinare al tema. A costoro verranno assegnati otto crediti formativi. La partecipazione, però, è gratuita e aperta a tutti, anche alle persone che vogliono saperne di più.

Dati alla mano
Dati europei alla mano, il 65% di chi ne soffre non riesce a svolgere attività quotidiane; il 14% ha dovuto ridurre il proprio orario di lavoro; la stessa percentuale dichiara di averlo abbandonato o perso, mentre il 6% richiede un aiuto economico per sostenere le spese mediche. Malgrado la sua diffusione, però, l’endometriosi risulta ancora oggi, spesso, sconosciuta e soprattutto sottovalutata. Le pazienti affette da endometriosi sono costrette a convivere con una malattia non riconosciuta a livello sanitario, il cui approccio terapeutico (chirurgico o farmacologico) risulta limitato al parziale miglioramento della loro condizione clinica.

Endometriosi Friuli Venezia Giulia Onlus
«Avevo 33 anni quando mi è stata diagnosticata, ma dai 13 ho dovuto imparare a convivere con il dolore diffuso in tutto il corpo. Una sofferenza profonda, e non solo durante il periodo mestruale, perché provavo un malessere diffuso che coinvolgeva anche schiena e gambe, con annesso un senso di stanchezza costante». Inizia così il racconto di Sonia Manente, presidente dell’associazione Endometriosi Friuli Venezia Giulia Onlus, la quale porta avanti da oltre vent’anni una battaglia personale, oltre che sociale. Le prognosi risultano difficili e passano in media tra i 5 e i 9 anni prima di una corretta individuazione della patologia. Per tale ragione «è di fondamentale importanza la diagnosi precoce basata su alcuni segnali come dolore mestruale molto intenso, dolori pelvici acuti, disturbi urinari, infezioni genitali» solo per citarne alcuni.

Quando i sintomi non ci sono
L’endometriosi può risultare anche asintomatica e, in particolari casi, avere sintomi quasi mortali se la persona non viene soccorsa in tempo. È una malattia subdola perché non ha cura, ma lottare per migliorare la propria condizione è possibile, come evidenzia la presidente: «Si può fare tanto per migliorare la vita delle donne che ne soffrono, in primis sensibilizzando l’opinione pubblica, stimolando il dibattito in merito e, allo stesso tempo, formando il personale medico che nel concreto effettua le diagnosi».

In Friuli Venezia Giulia, regione all’avanguardia
L’impegno di Sonia e dell’associazione ha portato all’approvazione della legge 18/2012 (la prima in Italia) ‘Disposizioni per la tutela delle donne affette da endometriosi’ per migliorare le condizioni di vita, individuali e sociali, della popolazione femminile che ne soffre. Gli stessi risultati sono stati raggiunti dalla Onlus in Puglia, Molise e Sardegna. Di fondamentale importanza è la formazione di équipe multi professionali in grado di farsi carico del coinvolgimento di tutti gli altri organi potenzialmente interessati dalla malattia e di ridurne le eventuali complicanze.