Il 13 marzo a Cervignano

La Bastarda di Istanbul: convince il pubblico del Pasolini

Serra interpreta la mistica Banu, la maggiore delle quattro eccentriche sorelle Kazanci, che insieme alla madre e all'anziana nonna formano un bizzarro gineceo

La Bastarda di Istanbul: convince il pubblico del Pasolini (© Teatro Pasolini)

La Bastarda di Istanbul: convince il pubblico del Pasolini (© Teatro Pasolini)

CERVIGNANO - Serra Yilmaz è lenta e sorniona come un grosso gatto. Quando per prima entra in scena e inizia a dare vita a quel caleidoscopio di volti, caratteri, profumi e sapori che compongono la saga familiare nella quale ci apprestiamo a immergerci, incatena subito il pubblico con il suo fare misurato e magnetico. Mettere in scena il complesso romanzo della scrittrice Elif Shafak non è impresa da poco, come non è affatto semplice mantenere intatta anche sul palco quell'atmosfera levantina assolutamente magica che caratterizza il libro. Se l’operazione di trasposizione scenica va sostanzialmente a buon fine, grande merito va proprio all'attrice turca: è lei, con le sue doti di affabulatrice, a tenere salde le redini dello spettacolo, nel suo doppio ruolo di personaggio e di voce narrante.

Serra interpreta la mistica Banu, la maggiore delle quattro eccentriche sorelle Kazanci, che insieme alla madre e all'anziana nonna formano un bizzarro gineceo. I maschi di casa si muovono sempre ai margini di questo grande racconto familiare, ne escono piuttosto malconci e sono sempre destinati a una fine prematura e ingloriosa. Non temiamo di rivelare che la stessa sorte toccherà a Mustafa, l’unico fratello, che lascia Istanbul alla volta dell'Arizona. Qui conosce e sposa Rose, donna garrula e svampitella, reduce da un matrimonio fallito con un armeno, dal quale ha avuto la figlia Armanoush. Sarà lei, giovane donna americana legata intimamente alle sue radici armene, a instaurare un ponte tra gli Stati Uniti e Istanbul. Vi si reca, ospite della famiglia del patrigno, per riscoprire il passato dei suoi avi, vissuti sulle rive del Bosforo, e quello del popolo armeno, vittima del genocidio del 1915.

L’amicizia con la coetanea Asya, la ‘bastarda’ del titolo, figlia della minore delle sorelle Kazanci, farà sì che le storie delle due famiglie si intreccino indissolubilmente, tra vicende appassionanti e brucianti segreti, in una città che non si limita a fare da sfondo agli avvenimenti, ma diventa personaggio a tutti gli effetti. «Istanbul non è una città, è una grande nave dalla rotta incerta su cui da secoli si alternano passeggeri di ogni provenienza, colore, religione» afferma ad un certo punto Banu Kazanci/Serra Yilmaz.

Complici le colorate ed espressive video-scenografie di Giuseppe Ragazzini, che proiettate su schermi semoventi creano l'illusione di un gigantesco libro pop-up, ci troviamo catapultati sotto la torre di Galata, in un vicolo di Sultanahmet, nel salotto di una casa ottomana o in un animato caffè. Lo spettacolo messo in scena da Angelo Savelli, nonostante alcune lungaggini, nel complesso quindi convince nel suo abile mescolare pathos e commedia, humour e tragicità, storia nazionale e vicende personali, come in un perfetto ashure, il tipico dolce turco più volte citato nello spettacolo, caratterizzato dalla perfetta mescolanza di ingredienti dai variegati sapori. E il 9 aprile in scena il grande Marco Paolini, imperdibile. ​