27 maggio 2017
Aggiornato 19:00
Monfalcone, Cividale, San Vito al Tagliamento e Cervignano

Dal futuro secondo Paolini Marco: il tour nei teatri della Regione

In scena il difficile tema del rapporto uomo-tecnologia, difficile in quanto inflazionato da un immaginario collettivo che sulla strada di Hollywood non lascia più spazio a qualsivoglia fantasia

Dal futuro secondo Paolini Marco Paolini in scena nei teatri della Regione (© Ivana Porta Sunjic)

FVG - Se la natura è per antonomasia madre, passato, soggetto di fiducia - la tecnologia non può esser altro che figlia, futuro, oggetto di speranza. E' questo il nocciolo del Paolini-pensiero espresso in Numero Primo, arrivato in tournée nei teatri di Monfalcone, Cividale, San Vito al Tagliamento per chiudere domenica sera in quel di Cervignano del Friuli. Il teatro civile si scosta (ma neanche tanto) per lasciar posto alla visione e alla visionarietà ambientata in un futuro prossimo dove sarà un computer a vincere il premio Nobel; e allora Paolini si cimenta con il difficile tema del rapporto uomo-tecnologia, difficile in quanto inflazionato da un immaginario collettivo che sulla strada di Hollywood non lascia più spazio a qualsivoglia fantasia. 

Si parla di poco probabili adozioni, genitorialità alienante, multinazionali proprietarie di tutti e tutto, di una campagna 2.0 più simile ad un campo da golf che a quella dei nostri nonni e alla città come via di fuga, dove già Mastroianni ne La Dolce Vita la apostrofava "una jungla moderna" unico luogo dove nascondersi. L'ambientazione rimane la pianura veneta, il suo caro Veneto, dove il petrolchimico di Marghera è stato riconvertito in un polo per la produzione del ghiaccio artificiale, Gardaland ha fagocitato l'intero lago ma Venezia è salva, perché il Mose funziona!... sette volte su dieci. 

Passaggi che ricordano da vicino Intelligenza Artificiale di Spielberg e atmosfere alla Bladerunner. No, la sceneggiatura certo non porta con se il pathos del Vajont o degli alpini sul Don, ma la bravura - la bravura di Paolini è straordinaria! Ti ritrovi incollato alla sedia per due ore nonostante la storia che racconti non sia così avvincente, a conferma che si tratta di un vero e proprio animale da palcoscenico! Ti ritrovi a pendere dalla sue labbra, attendi ogni parola come distillato di verità assoluta, e quando lo spettacolo finisce sommerso dagli applausi ti aspetti che continui, che abbia ancora qualcosa da dirti, da suggerirti, quasi che quella vita sia diventata la tua.

Ci sono artisti che non si possono non-seguire, almeno una volta nella vita. E resti colpito dal rapporto che l'attore bellunese ha con il pubblico: lo aspetta mentre perfeziona i dettagli della performance già un'ora prima, quasi a scannerizzare le sue "cavie" - come ama definirle - e alla fine dello stesso se ne va immediatamente con l'umiltà che hanno solamente i grandi. Artisti che si devono vedere, almeno una volta nella vita. Marco Paolini è uno di questi.