L'Intervento

Il giovedì Santo a scuola diventa caso politico

Bruno Marini (Forza Italia) chiede di ripristinare le festività pasquali della scuola. "Inaccettabile che le nostre tradizioni cristiane e secolari vengano sovvertite in questo modo"

Polemiche per la soppressione del Giovedì Santo tra le feste scolastiche (© Diario di Udine)

Polemiche per la soppressione del Giovedì Santo tra le feste scolastiche (© Diario di Udine)

FVG - «Ripristinare immediatamente le festività pasquali della scuola, a partire da Giovedì Santo, rispettando la tradizione e dando così la possibilità a studenti e alunni di passare la Pasqua in famiglia». E' questa l'istanza avanzata dal consigliere regionale di Forza Italia Bruno Marini.

«A differenza degli anni passati - rileva Marini - il calendario scolastico regionale per il 2016/2017 stabilisce che le festività pasquali siano comprese tra il 14 ed il 18 aprile, lasciando, invece, il 13 aprile (Giovedì Santo) come giornata che i singoli Consigli d'istituto possono autonomamente scegliere come festiva (proprio come per il 4 novembre)»«Una scelta che lascia quanto meno sconcertati, specialmente se consideriamo che il periodo di Carnevale (quest'anno dal 27 febbraio al 1 marzo) è stato invece inserito tra le festività obbligatorie del calendario regionale».

«Senza voler entrare nel merito - prosegue l'esponente di Forza Italia - è inaccettabile che le nostre tradizioni cristiane e secolari vengano sovvertite in questo modo, peraltro senza alcun tipo di motivazione. Perché il Giovedì Santo bisognerebbe andare a scuola e a Carnevale no? Si temeva, forse, di offendere chi non è cattolico? Senza contare i disagi delle famiglie che, ad esempio, hanno figli in istituti diversi e magari uno ha deciso di avere festivo il 13 aprile e l'altro no. Come fanno a organizzarsi in maniera armonica!» «Credo fermamente - conclude Marini - che si dovrebbe tornare indietro e ripristinare le tradizionali festività nel rispetto della cultura cristiana che, non dimentichiamolo, è la base del nostro passato e della nostra civiltà».