25 maggio 2017
Aggiornato 05:00
La presa di posizione

M5S: "Multa e licenza sospesa a chi terrà aperto a Pasquetta"

La legge regionale vigente, ricorda il consigliere regionale Sergo, revede che in caso di recidiva Comune possa disporre 'la sospensione dell'attività di vendita da sette a trenta giorni

La proposta del M5s contro le aperture festive (© Diario di Udine)

FVG - Pasquetta si avvicina e nonostante la Regione non abbia concesso deroghe, alcuni gruppi della grande distribuzione hanno annunciato che terranno i negozi aperti. Un tema che fa discutere, e sul quale il Movimento 5 Stelle, attraverso il suo capogruppo in Consiglio regionale, Cristian Sergo, chiede di usare il pugno di ferro. 

Prevista una sospensiva dell'attività da 7 a 30 giorni
«Le multe che abbiamo sempre sollecitato e richiesto per i trasgressori anche in occasione delle festività natalizie, non sono l'unico deterrente contro chi volesse tenere aperto i negozi nelle prossime festività del Lunedì dell'Angelo e della Festa di Liberazione del 25 aprile, o peggio, durante la Festa dei Lavoratori del 1 maggio. La legge regionale vigente infatti - precisa Sergo - prevede che in caso di recidiva (ovvero 'qualora sia stata commessa la stessa violazione per due volte in un anno solare, anche se si è proceduto al pagamento della sanzione' ex art. 79 commi 2 e 3 della L.R. 29/2005), il Comune possa disporre 'la sospensione dell'attività di vendita da sette a trenta giorni. Qualora l'attività venga svolta durante questo periodo di sospensione, la fattispecie è equiparata all'esercizio di attività senza la segnalazione certificata di inizio attività o senza la prescritta autorizzazione'. Per chi volesse tenere aperto anche durante la sospensione, oltre alla sanzione amministrativa suindicata, la legge prevede che il Comune disponga l'immediata chiusura dell'attività».

Non sarebbero previsti i presunti danni 'da chiusura'
"E' vero che molti negozi hanno fatto ricorso avverso le sanzioni comminate dai Comuni - continua il grillino - ma è anche vero che se la Consulta dovesse confermare l'impianto della norma regionale, la contestata recidiva provocherebbe in automatico la sospensione dell'attività e, qualora non si rispettasse nemmeno questa, la chiusura della stessa. Per frenare i bollenti spiriti della grande distribuzione, ci teniamo anche a ricordare la recente sentenza della Corte di cassazione n. 23730 del 22 novembre 2016 che ha ricordato come 'a fronte della funzione politica legislativa (artt. 68, comma 1 e 122 comma 4 della Costituzione) non è ravvisabile un'ingiustizia che possa qualificare il danno in termini di illecito e arrivare a fondare il diritto al suo risarcimento', ovvero non si può ipotizzare alcun risarcimento dei presunti danni 'da chiusura', anche se la Corte ravvisasse l'illegittimità costituzionale della legge regionale, per aver violato la potestà legislativa esclusiva statale».

I veri danneggiato rimangono gli addetti alle vendite
Per Sergo i veri danneggiati dalla liberalizzazione degli orari e dei giorni d'apertura rimangono gli addetti alle vendite, ma anche i piccoli esercenti che non possono tenere i negozi aperti sette giorni su sette, dodici ore al giorno, vittime di quella concorrenza che, paradossalmente, il Decreto salva Italia di Monti voleva tutelare: «ecco perché - conclude - l'abrogazione di questa legge è stata una delle prime nostre proposte presentate in Parlamento e sarà una delle prime a essere modificata con il MoVimento 5 Stelle al governo del Paese".