29 maggio 2017
Aggiornato 22:30
Verso il 2018

Asse Fvg-Lombardia: se Maroni non si ricandida, a rischio il nome di Riccardi

Voci nel ghota politico lombardo inducono a credere che il presidente uscente non sarebbe così convinto di ricandidarsi in Regione. Al suo posto sarebbe pronta Gelmini. In quel caso in Friuli spazio alla Lega e a Fedriga

Fedriga e Riccardi in corsa per essere i candidati del centrodestra in Fvg (© Diario di Udine)

FVG - Alla vigilia della convention regionale di Forza Italia, in programma domani nel ristorante udinese Là di Moret (a partire dalle 18), che di fatto vuole ufficializzare la candidatura del capogruppo azzurro in Regione, Riccardo Riccardi, alla guida del Fvg, dalla Lombardia rimbalzano alcuni rumors che potrebbero rimettere tutto in gioco.

Il candidato Fvg dipende da cosa accadrà in Lombardia
Voci abbastanza accreditate nel ghota politico lombardo inducono a credere che il presidente uscente della Lombardia, Roberto Maroni, non sarebbe così convinto di ricandidarsi alla Regione. Il vento che soffia a favore del centrodestra anche a livello nazionale potrebbero infatti indurre l’ex ministro degli Interni a fare un pensierino per un ritorno a Roma, ovviamente in veste di primattore. Ipotesi, si diceva. Epperò, circolano, eccome. Di più, nel caso Maroni dovesse declinare l’invito a byssare l’esperienza da governatore, Forza Italia sarebbe pronta a lanciare al suo posto l’ex ministra azzurra all’Istruzione, Mariastella Gelmini.
E’ chiaro che se tutto questo dovesse accadere – condizionale d’obbligo quando si prefigurano ipotesi politiche – la Lega rivendicherebbe a grande voce la guida del Fvg, obbligando Massimiliano Fedriga a lasciare la Camera e correre per la sua Regione, sacrificando così quella che fino a oggi pare la cronaca di una candidatura tanto annunciata quanto ineludibile. Quella, appunto, di Riccardo Riccardi.

Tutto si deciderà dopo i referendum di ottobre
Stando sempre ai rumors milanesi, la partita delle candidature regionali e quindi degli equilibri interni al centrodestra verrebbe rinviata a dopo l’esito dei referendum chiesti dalle Regioni Veneto e Lombardia, fortemente voluti rispettivamente da Zaia e Maroni. I quali, ancora fedeli a un federalismo spinto piuttosto che a un sogno di espansione della Lega anche al Sud come auspica Salvini, con la doppia consultazione chiedono che le Regioni di loro competenza possano acquisire più ampie competenze per riequilibrare il rapporto con le incipienti mire neo-centraliste dello Stato.
Insomma, il risiko delle candidature rischia di rimanere in congelatore fino alla fine di ottobre, cioè dopo la doppia consultazione che Maroni e Zaia vorrebbero fissare per la domenica 22 ottobre. Riccardi, nonostante i mali di pancia di Tondo e i desiderata di Bini, rimane allo stato attuale e in attesa degli sviluppi veneto-lombardi il candidato più accreditato del centodestra. Anche perché, Fedriga – se proprio non venisse costretto manu militari – non ha alcuna intenzione di abbandonare l’agone romano dove ricopre l’importante ruolo di capogruppo alla Camera che gli garantisce, tra l’altro, ampia visibilità sui media nazionali.