29 maggio 2017
Aggiornato 09:30
Politica Fvg

Salvini stravince anche in Fvg. I vertici locali del movimento contro la scissione

In Fvg tutti proclamano il vincitore, ma ci sono alcuni distinguo proprio sulla “questione meridionale”. Le parole di Fedriga, Fontanini, Zilli e Pittoni

Matteo Salvini sempre più leader della Lega Nord (© Diario di Udine)

FVG - Tutti con Salvini o quasi. Il suo trionfo alle primarie della Lega (82,7% contro il il 17,3% dello sfidante, Giovanni Fava) ha di fatto sancito la fine di Umberto Bossi, il quale non solo ha messo in guardia il nuovo leader sull’ipotesi del partito nazionale («Così la Lega Nord è finita»), ma ha minacciato pure una scissione affermando che nello strappo molti o seguirebbero. In Fvg tutti proclamano il vincitore, ma ci sono alcuni distinguo proprio sulla «questione meridionale».

Il commento di Fedriga e di Fontanini
Il segretario regionale, Massimiliano Fedriga minimizza la portata della protesta di Bossi. «Spero che gli passi. Del resto – spiega – la vittoria di Matteo è stata netta. In Fvg è arrivata addirittura all’87% dei consensi. Si tratta di dati incontrovertibili e incontestabili. E quindi va accettata la linea del segretario. Del resto, la stessa cosa accadeva quando il leader indiscusso era proprio Bossi». Quando alla vicenda del partito che si espande al resto d’Italia e in particolare al Sud, Fedriga precisa che «al Sud siamo presenti con la civica 'Noi co Salvini' che è una forza politica vicina alla Lega, ma non è la Lega. Al Sud, come ovunque, puntiamo su un modello federale che responsabilizzi i territori. Quindi, a Bossi potrei dire che siamo in perfetta linea con la storia del Carroccio».
Pure il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini minimizza lo sfogo del Senatur. «Non è la prima volta che reagisce così – precisa – e dunque credo e spero che non lasci il movimento. Del resto, Salvini è il vincitore con il merito di avere risollevato alla grande la Lega». Fontanini, tuttavia, ricorda che i principi «del federalismo e dell’autonomismo non vanno dimenticati». Per questo ritine che alcune critiche di Bossi vadano soppesate. «La speranza di prendere voti al Sud – insiste – non credo appagherà le aspettative. Noi siamo per il federalismo e l’autoresponsabilizzazione; al Sud sono statalisti e assistenzialisti. Insomma, temo che al Sud il patrimonio della Lega possa venire indebolito perché si va contro un nostro principio base che è l’autogoverno. Ma adesso pensiamo ai referendum di ottobre della Lombardia e del Veneto che puntano proprio a una maggiore autodeterminazione».

Pittoni e Zilli contro la scissione, 
«Dividere la Lega sarebbe un errore. Ricordo a Umberto che, per quanto mi riguarda, scendevo al Sud a dialogare con le forze sane di quei territori per conto della Lega Nord già la scorsa legislatura, quando segretario federale era ancora lui». E’ questo il commento di Mario Pittoni, presidente della Lega del Fvg, che evita di creare contrapposizioni tra l’ex e l’attuale leader leghista. Aggiunge Pittoni: «La spesa storica per il sistema universitario (7 miliardi) che si sta convertendo in virtuosa (a regime sarà per il 30% premiale e al 70% standard) e il disegno di legge per concorsi pubblici su base regionale che raccoglie apprezzamenti trasversali e diventato uno dei cavalli di battaglia di Salvini, sono operazioni 'leghiste' figlie di quel dialogo».
In difesa dell’attuale leader c’è anche La consigliera regionale, Barbara Zilli. «La missione della Lega Nord non è cambiata: quello che Matteo Salvini sta coerentemente facendo – sottolinea - è interpretare le esigenze dei territori in un progetto di più ampio respiro. La prova di questo sono i due referendum di ottobre per l’autonomia della Lombardia e del Veneto, momenti che rappresentano un primo traguardo importante dopo decenni di battaglie. Questo – auspica – deve essere uno esempio anche per il Sud». Per la Zilli le radici della Lega Nord «sono ben ancorate al territorio, come dimostra il lavoro che da sempre stiamo facendo in Friuli Venezia Giulia, con la difesa dell’autonomia e l’identità del popolo friulano. Noi continuiamo a correre su questi binari e non ci interessa chi gioca a dividere».

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