Per quarantacinque anni ha prestato servizio al Quirinale

Francesco Madotto, il corazziere friulano che ha servito 8 presidenti

Originario di Resia (Ud), è andato in pensione nel 2004. E’ stato un grande servitore dello Stato: «Dei Capi dello Stato con cui ho lavorato ricordo soprattutto la grande umanità»

Francesco Madotto con il l'ex Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi (© )

RESIA - Per quarantacinque anni ha prestato servizio al Quirinale, vigilando sulla sicurezza di otto presidenti della Repubblica. Lui è Francesco Madotto, classe 1939, friulano doc originario di Resia, predestinato come servitore dello Stato fin dall’inizio della sua vita, essendo nato il 2 giugno. Davanti ai suoi occhi ha visto passare quasi tutta la Prima Repubblica e buona parte della Seconda, servendo Antonio Segni, Giuseppe Saragat, Giovanni Leone, Sandro Pertini, Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi. «Tutte persone di un’umanità straordinaria» chiarisce il Maresciallo di Palazzo Madotto, quasi stranito dal dover raccontare la sua esperienza al Colle (terminata, guarda caso, il 2 giugno 2004).

Uomo caratterizzato da un profondo senso dello Stato e da una grande umiltà, Madotto non si è perso l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ma il profilo basso che da sempre lo contraddistingue, gli impedisce di dare una sua valutazione sul nuovo inquilino del Colle. «Non ho conosciuto personalmente il nuovo Presidente, nonostante fossi in servizio quando ricopriva l’incarico di ministro della Giustizia - dice -. Non mi va di dare giudizi sulla sua elezione. Mi sento ancora un servitore dello Stato e per il profondo rispetto che porto verso la figura del Presidente della Repubblica preferisco mantenere un basso profilo».

Più semplice far raccontare a Madotto qualche aneddoto sui presidenti con cui ha lavorato direttamente: «I ricordi che ho sono talmente tanti che non posso fare classifiche. Però c’è una cosa che, durante i miei anni di servizio, mi ha toccato in maniera particolare: successe nel 1976, quando l’allora presidente Leone, venuto a conoscenza che il terremoto del Friuli distrusse anche la mia casa a Resia, si volle informare direttamente con me della situazione, e perciò scambiammo qualche parola. Un interessamento - racconta il corazziere friulano - che mi riempì di orgoglio, in quanto parlando con me, il presidente Leone, è come se avesse parlato con tutti i friulani».

Madotto conserva nel suo cuore momenti indimenticabili, come la trasferta in Spagna nel 1982, quando Pertini lo volle al suo fianco per assistere alla mitica finale di calcio Italia-Germania, che decretò gli azzurri campioni del mondo. Una ricompensa per la fedeltà mostrata verso il presidente? «Non lo so, per me la ricompensa più grande - chiarisce il friulano - era poter prestare servizio al Capo della Repubblica. Un onore straordinario che ha reso indimenticabile la mia vita».

Ogni volta che un inquilino del Colle terminava il suo mandato, per Madotto c’era sempre un gran dispiacere e un velo di tristezza «Si è sempre instaurato un rapporto di profondo rispetto con ogni presidente: non servivano grandi discorsi, bastava uno sguardo per capire lo spessore di una persona».

Valori, quelli del corazziere, che sono sempre stati una prerogativa del popolo friulano. Non a caso di guardie d’onore del Presidente della Repubblica, il Friuli, ne ha espresse tante. «Quando mi sono arruolato, nel 1959 - ricorda Madotto - su 120 corazzieri, 20 erano friulani. Le istituzioni hanno capito che in noi potevano riporre la loro fiducia: siamo un popolo affidabile e riservato. Oggi le cose sono cambiate, e di miei conterranei ce ne saranno non più di 6-7».

«Corazziere una volta, corazziere tutta la vita». Madotto, con la sua compostezza, le sue parole misurate, i suoi valori e il suo attaccamento allo Stato, ne è la dimostrazione vivente.