L'inchiesta

Caso Coopca: ci sarebbero 12 indagati dalla Procura di Udine

Coinvolti i componenti del cda e i revisori dei conti. Ipotizzati i reati di falso in bilancio, false comunicazioni sociali e abusiva attività di raccolta del risparmio.

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TOLMEZZO – Nuovo capitolo nella vicenda Coopca. La Procura di Udine avrebbe iscritto nel registro degli indagati dodici persone per il crac della Cooperativa Carnica, con l’accusa di falso in bilancio, false comunicazioni sociali e abusiva attività di raccolta del risparmio. Ad anticipare i nomi degli indagati (i componenti dell’ultimo consiglio di amministrazione e i tre revisori del conti) è il quotidiano Messaggero Veneto. Ma non si tratta dell'unica novità, considerato che, nei giorni scorsi, la Guardia di Finanza è tornata negli uffici Coopca per una serie di perquisizioni, prelevando documenti e facendo la copia di alcuni server.

Una vicenda cominciata lo scorso 17 novembre con la presentazione, da parte del cda, dell’istanza di concordato in tribunale a causa delle difficoltà in cui versava la società. Nel giro di qualche ora migliaia di risparmiatori (oltre 3 mila) si sono visti rifiutare l’accesso ai propri risparmi (oltre 25 milioni di euro) e centinaia di dipendenti della cooperativa (sono 655) hanno cominciato a temere per il proprio posto di lavoro. Una mazzata per la Carnia, territorio nel quale si trova la sede di Coopca, e per tutta la montagna friulana, che in questi anni ha già subito diverse crisi aziendali e uno spopolamento marcato.

Nasce un Comitato dei soci e su internet si formano un gruppo su Facebook e un blog, tutte iniziative avviate per tenere informati coloro che rischiano di subire conseguenze dal crac Coopca. Sul fronte giudiziario, nel frattempo, il tribunale di Udine concede 60 giorni di tempo al cda della società per presentare un piano di ristrutturazione e rilancio, scongiurando in tal modo il fallimento di Coopca (siamo al 20 novembre). Il 19 gennaio, dopo la presentazione da parte del Comitato soci di un esposto, la procura chiede la nomina di un commissario giudiziale che si sostituisca al cda in carica. Il 21 gennaio il tribunale concede una proroga di altri 60 giorni per il concordato e qualche giorno fa, il 2 febbraio, rigetta l’istanza di nomina di un commissario, lasciando quindi al proprio posto i vertici dell’attuale consiglio di amministrazione.

In attesa di ulteriori sviluppi, la Carnia resta con il fiato sospeso, con la speranza di poter recuperare i propri risparmi e di poter salvaguardare i posti di lavoro.