Per il primo cittadino i tempi sono maturi per un centro acqua

«Il Pisus cambierà in meglio il volto turistico di Tarvisio»

Il sindaco Carlantoni parla degli effetti del Piano integrato di sviluppo urbano sostenibile, con una decina di interventi previsti tra il 2015 e il 2018. Opere di sviluppo che, a suo dire, non vanno d’accordo con l’idea di istituire un Centro di accoglienza profughi in Valcanale.

Il sindaco di Tarvisio, Renato Carlantoni (© )

TARVISIO - Il futuro di Tarvisio si chiama turismo. Con la caduta dei confini, il capoluogo della Valcanale ha perso la sua connotazione di «città emporio» e ormai, le nuove generazioni di austriaci e sloveni, sempre più di rado attraversano il confine per fare shopping. Ecco perché le risorse che arriveranno a Tarvisio grazie al Pisus (6 milioni di euro di fondi europei) sono fondamentali per fare l’atteso salto di qualità, stravolgendo, in meglio, l’offerta turistica della valle. Ne è convinto anche il sindaco, Renato Carlantoni, a cui abbiamo chiesto cosa cambierà con la concretizzazione del Piano integrato di sviluppo urbano sostenibile (prevista nel triennio 2015/18).

Che significato ha il Pisus per la città di Tarvisio?

«Significa riconoscere la nostra prospettiva turistica ma anche riconoscere le capacità interne dei tecnici del Comune, la volontà politica di portare a casa i fondi, la collaborazione messa in atto con il Consorzio turistico, i maestri di sci, le associazioni locali, i professionisti. Siamo riusciti a predisporre un progetto che in graduatoria si è piazzato prima di quelli proposti dalle città capoluogo. Questo è motivo di grande soddisfazione, perché una realtà piccola come Tarvisio è riuscita a prevalere. Il merito, come detto, è dei tanti che ci hanno creduto».

Gli interventi previsti sono innumerevoli, e vanno dal centro servizi nell’area parcheggio P3 al biolago a Camporosso, dal recupero dell'ex direzione della miniera fino al potenziamento dell'impianto di riscaldamento nella Torre medievale. Qual è il comun denominatore?

«Sono tutte opere sostenibili, che potranno essere facilmente gestite anche dopo la loro realizzazione. Non saranno create cattedrali nel deserto. Il target a cui ci rivolgiamo è soprattutto quello delle famiglie, con i kinderheim e le scuole di sci pensate per accogliere i bambini, facendoli divertire e lasciando i genitori liberi di godersi Tarvisio con altre attività. Gli interventi inseriti nel progetto sono ampi e diversificati proprio per dare la possibilità, a chi sceglie Tarvisio per le ferie, di fare qualcosa di alternativo allo sci (vedi le visite ai musei di Cave del Predil). Grazie al Pisus, è nostra intenzione colmare le carenze strutturali e di servizi che la nostra località si porta dietro per aver scelto solo pochi anni fa di riconvertirsi con il turismo».

Per alcuni manca l’opera più importante: una piscina. Cosa pensa al riguardo?

«Il dibattito c’è, è vero. Realizzarla è semplice, il problema è riuscire a gestirla, garantendone quindi un’apertura nel tempo. Credo che ultimati gli interventi strutturali del Pisus, un centro acqua a Tarvisio possa diventare realtà, anche grazie alla parte del progetto che consentirà di mettere in atto un programma di marketing territoriale accanto al miglioramento strutturale delle attività produttive che operano nel settore turistico (ci sarà un bando da 1,5 milioni di euro)».  

Quindi il Pisus non è il traguardo, ma la partenza di un progetto turistico più ampio?

«Sono sindaco da sette anni e in questo periodo, nonostante le difficoltà della crisi economica, ho continuato a credere in Tarvisio e nelle sue potenzialità. Abbiamo fortemente voluto il Pisus perché ci dà la concreta possibilità di creare quelle condizioni utili alla nascita di posti letto e di un centro acqua. Progetti che dovranno svilupparsi dal basso, grazie alla capacità degli imprenditori locali e non nella gestione dell’offerta turistica. Come Comune siamo pronti a fare la nostra parte».

Un’ultima domanda. Pisus si sposa con Cara (Centro di accoglienza dei richiedenti asilo)?

«Non si sposa per nulla. L’ho detto molte volte: non è pensabile istituire un Cara in un luogo dove transitano migliaia di clandestini via terra. E’ un dato reale, come dimostra la scelta della Procura di Udine e delle forze dell’ordine, che ringrazio, di istituire una task force sul valico italo-austriaco per arrestare questo fenomeno. Ci troviamo in una situazione di emergenza, perché passare, in un biennio, da 93 a 1.000 persone denunciate per ingresso illegale in Italia, non si può definire in altro modo. Costruire un Centro di accoglienza a Tarvisio è assurdo: spero che oggi, chi ha pensato di fare questo passo solo perché aveva a disposizione una caserma vuota, si renda conto dell’errore e torni sui suoi passi. Il Cara non va fatto a Tarvisio».