Ricordati i 23 fucilati davanti al cimitero di San Vito l’11 febbraio 1945

L’Anpi Udine: «La Resistenza non č Porzūs»

Netta presa di posizione del presidente provinciale dell’Associazione partigiani, Dino Spanghero, a commento della sovrapposizione delle cerimonie organizzate a Udine e Porzūs da Anpi e Apo (Associazione Partigiani Osoppo)

Un momento della cerimonia davanti al cimitero di Udine (© )

UDINE - «La Resistenza non è Porzûs». Il presidente provinciale dell’Anpi, Dino Spanghero, lo afferma con convinzione. Per lui i valori della Resistenza si ritrovano nei 23 partigiani fucilati dai fascisti l’11 febbraio 1945 davanti al cimitero di Udine. Non sulle malghe sopra Faedis, dove a morire furono sempre dei partigiani, il 7 febbraio di settant’anni fa, però per mano di altri partigiani. Dovendo scegliere tra le due celebrazioni, organizzate entrambe nella mattinata dell’8 febbraio, l’Anpi provinciale non ha avuto dubbi. «Da 70 anni ricordiamo il sacrificio dei 23 patrioti trucidati davanti al cimitero di Udine - ha dichiarato Spanghero -. Abbiamo scelto di essere qua anche oggi, pur nella concomitanza di Porzûs, perché qua si ricorda un’azione di Resistenza, che ha in sé i valori dell’antifascismo. Porzûs è stato un fatto gravissimo e condannabile, ma non si può certamente fissare tutto il movimento di Resistenza a quell’episodio».

Parole nette quelle pronunciate da Spanghero, sintomo di un’insofferenza latente ma piuttosto marcata verso i fatti di Porzûs, dove una formazione Gap uccise i partigiani della Osoppo.Sulla questione della concomitanza tra le due cerimonie, il presidente dell’Anpi provinciale di Pordenone, Giuseppe Mariuz, ha fatto riferimento al rischio di svuotare di significato le due cerimonie. «Va mantenuta memoria di quanto avvenne a Porzûs, ma quei fatti non possono scalfire il valore dell’azione partigiana».  Anche il sindaco Furio Honsell ha detto la sua: «Porzûs è il 7 febbraio. Potevano spostare la celebrazione a sabato».

Al di là delle polemiche, il ricordo dei 23 fucilati accanto alla porta est del cimitero di Udine (come rappresaglia per la liberazione dal carcere di via Spalato di 70 prigionieri avvenuta il 7 febbraio 1945 ad opera di partigiani), è stato un momento di grande intensità, durante il quale sono stati ricordati i valori della Resistenza e della Costituzione italiana a difesa delle possibili derive fasciste della società. Tra gli intervenuti, molti sindaci friulani, il senatore Carlo Pegorer e il presidente del Consiglio provinciale Fabrizio Pitton.

Honsell ha definito la cerimonia «non un semplice rito, ma un’occasione per rafforzare i valori di ognuno». «Essere qui oggi - ha ribadito - è motivo di grande emozione, che ci consente di riaffermare il nostro impegno contro il nazifascismo. Perché il rischio di una deriva fascista è sempre vivo e sul punto di riemergere, nutrito dalle disparità causate dalla crisi e dall’indebolimento di sindacati e partiti. Purtroppo - ha continuato il sindaco - la nostra società dimostra di non avere ancora raccolto il testimone di quanti si sacrificarono durante la Resistenza: conviviamo con razzismo e disparità, con un ministro degli Interni a cui preme cancellare la registrazione dei matrimoni gay e che diventa responsabile dell’abbandono dei richiedenti asilo per le strade della città». Honsell ha ricordato anche Eluana Englaro e il padre Beppino («il 9 febbraio di sei anni fa ebbero giustizia», ha detto lamentandosi del fato che non ci sia ancora una legge sul fine vita), ha citato come esempio positivo l’elezione del presidente Sergio Mattarella e ha ringraziato l’Anpi per l’impegno nel trasmettere i valori della Resistenza ai più giovani.

Appassionato l’intervento di Luigi Raimondi, presidente onorario dell’Anpi Udine, che ha ripercorso gli anni della Resistenza con trasporto, commozione e tanto orgoglio. «Sono vecchio ma non ho perso il coraggio - ha detto -. Oggi come allora bisogna unire l’Italia, ancora una volta: abbiamo bisogno di credibilità in Europa. Onore e gloria alla Resistenza».

La ricostruzione storica di quanto avvenne a Udine tra il 7 e l’11 febbraio 1945 è toccata a Mariuz, che ha stigmatizzato l’azione di realtà come CasaPound. «Aprono sedi e organizzano pseudo eventi culturali - ha precisato - rifacendosi a quel fascismo delle origini fatto di violenza e olio di ricino. Le autorità devono vigilare su questo, per scongiurare pericolose derive».

La lapide a ricordo dei 23 partigiani fucilati davanti al cimitero

La lapide a ricordo dei 23 partigiani fucilati davanti al cimitero (© )