L’azienda garantisce comunque «efficienza e capillarità del servizio»

Poste Italiane chiude 13 uffici in provincia di Udine

Le rassicurazioni non bastano alla Cisl Alto Friuli. Tondo sollecita un intervento di Serracchiani, mentre Fontanini chiede di trasformare gli uffici in chiusura in postazioni postamat

Uffici postali a rischio chiusura in Friuli (© )

UDINE – Poste Italiane vuole ridurre il numero di uffici attivi in Fvg. Sarebbero 19 quelli a rischio chiusura (13 in provincia di Udine), 7 quelli da razionalizzare. Uno scenario destinato a diventare realtà a partire dal mese di aprile. Sindacati e mondo politico protestano, soprattutto per i disagi che potrebbero patire i cittadini dei piccoli centri, ma l’azienda rassicura: «Il piano di rimodulazione degli uffici postali – spiegano da Poste Italiane – è stato predisposto per adeguare l’offerta all’effettiva domanda sul territorio, tenendo fermo il principio della centralità del cittadino e della massima attenzione alle sue esigenze, assicurando efficienza e capillarità del servizio oltre alla tenuta dei livelli occupazionali».

La Cisl Alto Friuli teme comunque ripercussioni negative, specialmente per il territorio montano e pedemontano, dove sarebbero state programmate 3 chiusure e 4 riduzioni di orario. «E’ inaccettabile – tuona Franco Colautti, segretario generale della Cisl Alto Friuli – questo territorio ha già dato anche troppo in termini di servizi persi, non solo postali; ricordo che negli ultimi cinque anni sono già state calate tra Carnia, Tarvisiano, Gemonese e Collinare, circa una dozzina di chiusure e ben una ventina sono gli sportelli che funzionano a giorni alterni». Già nel 2010 la Cisl Alto Friuli si fece promotrice di una raccolta firme (circa 3.800, alle quali mai nessuno ha risposto) mentre nel 2012, con una forte azione di pressing assieme alla Slp Cisl Fvg, si riuscì a limitare i danni. «Non è possibile che a ogni biennio si riproponga il problema – aggiunge Colautti – mentre tutte le buone intenzioni della politica finiscono nel dimenticatoio».

Poste Italiane, però, rassicura, specificando come «il piano sia stato definito in conformità con il vigente Contratto di Programma e con la normativa, che stabilisce particolari garanzie per i Comuni caratterizzati da una natura prevalentemente montana del territorio (divieto di chiusura di uffici postali situati in Comuni rurali che rientrano anche nella categoria dei Comuni montani con esclusione dei Comuni nei quali siano presenti più di due uffici postali e il rapporto abitanti per ufficio postale sia inferiore a 800)». Questo il commento di Colautti: «chiediamo con forza che vengano rispettate queste direttive».

Sul tema si registra anche l’intervento di Renzo Tondo, capogruppo di Autonomia Responsabile in Consiglio regionale, che precisa: «Altro che specialità, il Friuli Venezia Giulia continua a perdere servizi e chi ne soffre di più, come sempre, è la montagna. Dopo l'indebolimento del sistema di Giustizia e i tagli alla Sanità, tocca ora ai servizi postali. Mi auguro – aggiunge – che la presidente Serracchiani intervenga immediatamente: per una volta voli a Roma per risolvere la questione Poste nell'interesse dei cittadini».

Il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini, rivolge un invito a Poste Italiane: trasformare gli sportelli destinati a chiusura in postazioni «postamat» per consentire alla clientela di prelevare contanti o di effettuare pagamenti delle bollette, ricariche telefoniche e altre operazioni fattibili tramite la cassa automatica. «Certo, avrei preferito che l’azienda decidesse di non razionalizzare gli sportelli specialmente nelle località periferiche – commenta Fontanini – ma, a questo punto, pur di garantire una presenza sul territorio, limitare i disagi e evitare lunghe percorrenze per utilizzare gli uffici postali operativi, si valuti l’opportunità di trasformare progressivamente gli sportelli destinati a chiusura in casse automatiche per consentire all’utenza di poter eseguire anche semplici operazioni».