La Udine del futuro

Pianificazione partecipata per rafforzare il rapporto fra città e territorio

La Udine del 2024 dovrà essere una città-rete. La ricetta di Grandinetti. L'economista ha riassunto i risultati di un intenso confronto che ha coinvolto 180 udinesi

Agenda del Futuro. Udine 2024 (© )

UDINE - Pianificazione partecipata. Sembra essere questa la chiave da cui partire e con cui immaginare e costruire una nuova Udine, quella del 2024. I risultati di un intenso confronto che ha visto coinvolti 180 rappresentanti della comunità udinese hanno permesso di mettere a punto idee e suggerimenti per la Udine del futuro, consegnati nelle mani dei rappresentanti dell'Ocse - Debra Mountford e Mike Emmerich - nel corso di un incontro tenutosi martedì sera in sala Ajace. I due studiosi, entro maggio, produrranno un progetto di sviluppo per città e territorio.

Prima di arrivare all’Ocse, gli esiti del confronto dei tavoli, corredati di statistiche e dati economici, sono passati attraverso l’analisi dell'economista Roberto Grandinetti, che ha avuto il compito di studiarle in via primaria, elaborandone una visione di sintesi, illustrata al pubblico alla presenza, oltre che di Mountford ed Emmerich, anche del presidente Camera di Commercio di Udine, Giovanni Da Pozzo, del sindaco e dell’assessore all’innovazione di Udine, Furio Honsell e Gabriele Giacomini, e del project manager di Friuli Future Forum, Renato Quaglia.

Giacomini, Honsell e Da Pozzo, che hanno aperto la serata, hanno sottolineato l'importanza di questa iniziativa, precisando il rilievo del lavoro svolto per ottenere, in un ottica futura, una città capace di inserirsi in un percorso internazionale con convinzione, aprendosi a nuove prospettive in modo originale e innovativo.

Per valorizzare il più possibile le risorse della città e per farlo in maniera partecipata dell'analisi dell'economista Grandinetti è emersa la necessità di rafforzare il rapporto fra città e territorio, oggi troppo debole. «Credo che Udine abbia svolto in passato il ruolo di città-platea - ha spiegato - ovvero si sia limitata a fare la spettatrice dello sviluppo economico. Oggi invece, è tempo di andare in una direzione diversa». «Udine esiste solo nel rapporto col suo territorio» ha chiosato. Fondamentale però, a suo avviso «non cadere nell'idea che il rapporto della città con il suo territorio sia una forma gerarchica. Questa idea - ha specificato - è sorpassata».

Il capoluogo friulano, dall'analisi di Grandinetti, dovrà diventare una città-rete, il «motore cognitivo dello sviluppo». Parzialmente la città svolge già questa funzione di centro nodale e raccordo. Città di innovazione, cultura e ricerca. Si pensi non solo all'Università ma anche ad altre realtà come il parco Scientifico e Tecnologico Luigi Danieli, dove si sviluppano innovativi progetti di ricerca, all'Istituto Malignani, «senza il quale non si può pensare alla manifattura del passato». Ma Grandinetti ha spiegato anche l'importanza di quel terziario formato da studi di design o di comunicazione, solo per fare due esempi su molti. «Realtà molto importanti, non solo perchè hanno un peso nel Pil, ma anche perchè offrono un supporto innegabile al processo di innovazione dei loro clienti».

Strategico anche l'ambito del turismo. Nell'attuale situazione «non considerando per un attimo la zona balneare della Regione, è un insieme di piccoli gioielli che - ha spiegato - sono troppo piccoli per essere attrattivi, ma che, nel loro insieme, creano una stupenda collana». Udine è solo uno di questi tasselli, accanto a Cividale, Palmanova e molto altre realtà uniche. Le città devono mostrarsi quindi come vetrina di eccellenze. Passando per un potenziamento della formazione, in maggiore connessione con il mondo del lavoro, per la valorizzazione del potenziale «digitale» e per la riqualificazione intelligente degli spazi urbani, in connessione con l’hinterland e, insieme, con le vicine capitali, Vienna e Lubiana. Su queste direttrici – e con un decisore pubblico che impieghi meno risorse per controllare l’organizzazione economica e sociale e, di contro, di più per fornire servizi di assistenza alla popolazione – dovrà muoversi la Udine del prossimo decennio per conquistare un nuovo sviluppo.

Non è mancato un appunto sull'annosa questione dei Centri Commerciali. Grandinetti rivolgendosi a Da Pozzo ha sottolineato che «se la gente trova i Centri Commerciali più attrattivi del centro storico, è necessaria una riflessione. La sfida è alta - ha precisato -. Bisogna inserire l'esperienza anche nel commercio cittadino, solo così si potrà vincere sugli altri».

Nell'analizzare l'idea di sviluppo della città in un'ottica glocale, l'economista ha inoltre evidenziato la necessità di superare un improduttivo dualismo o una contrapposizione fra territori, come Udine e Trieste, e invece di operare in modo condiviso per una crescita comune. Sempre nell'ottica di un sistema partecipato e aperto.

Agenda del Futuro. Udine 2024. Il tavolo dei relatori

Agenda del Futuro. Udine 2024. Il tavolo dei relatori (© )

Agenda del Futuro. Udine 2024. Visione per la città

Agenda del Futuro. Udine 2024. Visione per la città (© )

Agenda del Futuro. Udine 2024. Strategia per la città

Agenda del Futuro. Udine 2024. Strategia per la città (© )

Agenda del Futuro. Udine 2024. Azioni per la città

Agenda del Futuro. Udine 2024. Azioni per la città (© )