Emergenza immigrazione

Profughi a Malborghetto: il no di sindaco, CasaPound, Lega e Fi

Boris Preschern chiede una diminuzione del numero di migranti. CasaPund critica la classe politica, Matteo Salvini si scaglia contro il prefetto. Dalla parte del primo cittadino anche Riccardi.

Lo striscione di CasaPound apparso a Malborghetto (© )

MALBORGHETTO – Scampato il pericolo di veder sorgere un Centro di accoglienza richiedenti asilo a Tarvisio, ora il fronte della protesta contro l’arrivo dei profughi si è spostato a Malborghetto. Un Comune piccolo, con meno di mille abitanti, che è stato individuato da Prefettura e Regione per ospitare 40 migranti, grazie alla disponibilità di una struttura privata (la casa per ferie Piccolo Cottolengo di don Orione).

Il sindaco Boris Preschern non ci sta e, con il sostegno di buona parte della sua gente, chiede una drastica riduzione del numero di profughi destinati a Malborghetto. Anche perché il capoluogo del suo Comune conta appena 250 residenti. «Non vedo come un paese di 250 abitanti, che faticosamente e con lo sforzo di tutti cerca nel proprio sviluppo turistico un modo dignitoso per andare avanti – spiega – possa accogliere un numero spropositato di persone con un forte disagio sociale, evitando che si generino problematiche incontrollabili e anche ingiuste. Nelle proporzioni, è come se a Udine accogliessero 20.000 profughi». Preschern si dice disposto ad accogliere, al massimo, 5/7 migranti. «Il Comune di Malborghetto-Valbruna non si tira indietro di fronte a problematiche generali di questo tipo, seppur generate da qualche posizione perlomeno discutibile – continua – ed è anche disposto, eventualmente, a fare la sua parte, ma le autorità regionali devono predisporre un piano di accoglienza che preveda il coinvolgimento di tutti e una ripartizione equilibrata e minimale dei flussi di accoglienza di queste persone tra tutti i Comuni della regione e non solo in alcuni di essi, guarda caso sempre i più decentrati e meno popolosi».

La questione, come accade anche a livello nazionale, ha messo in allarme i militanti di Lega Nord e CasaPound, che si sono già fatti sentire sul territorio. Se i primi hanno promesso un presidio davanti al Piccolo Cottolengo di don Orione alla presenza del segretario federale Matteo Salvini, i secondi sono già entrati in azione, posizionando, sulla recinzione della casa per ferie di Malborghetto, uno striscione con la scritta «Fvg: dai profughi colonizzati, dai politici abbandonati».

«La nostra terra - afferma Luca Minestrelli, portavoce di CasaPound per l’Alto Friuli - è una terra cosiddetta 'speciale', talmente speciale da diventare la regione del nord Italia con la più alta incidenza di profughi sulla popolazione residente, un problema evidente per i cittadini, ma trascurato dalla politica. CasaPound Italia - conclude Minestrelli - è solidale con tutti quegli enti locali, sindaci in testa, che non hanno nessun potere decisionale e si vedono dissanguare le casse comunali dall'arrivo di decine di rifugiati».

Martedì sera, sull’argomento, è intervenuto anche Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, scagliandosi contro il prefetto di Udine. Sul suo profilo Facebook ha scritto: «Malborghetto-Valbruna, tranquillo paese di 250 abitanti in provincia di Udine, ha finito di essere tranquillo. Sono infatti in arrivo 40 'presunti profughi', non si sa quando e per quanto tempo, per la rabbia di sindaco e cittadini. IL PREFETTO DI UDINE DOVREBBE VERGOGNARSI e rinunciare. P.s. Il telefono della Prefettura di Udine è 0432 594111».

Dalla parte del sindaco Preschern si schiera anche Riccardo Riccardi, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, che su Twitter lancia l’hashtag #IoStoConPreschern. «Non ho dubbi in questa fattispecie di stare dalla parte del Sindaco, il quale vede ricadere sulla sua responsabilità e sui suoi pochi mezzi il peso di un vero e proprio scaricamento di responsabilità attuato dallo Stato.
Un problema, quello dell'arrivo dei profughi, che è destinato a lievitare sullo fondo della grave crisi libica e dei rischi per l'Italia che vengono dall'integralismo islamico: per questo forse più di qualcuno fra quelli che qualche tempo fa prendevano in giro un capo di Governo italiano che a Gheddafi faceva piantare le tende nel centro di Roma, oggi avranno cambiato opinione su una pagina di storia italiana che ogni giorno ci appare sempre più diversa rispetto a quanto ci è stato raccontato».