Enti locali

La GrandeUdine come baluardo del Friuli storico

Pietro Fontanini sprona le categorie economiche affinché sostengano il progetto di aggregazione da 200 mila abitanti previsto dalla riforma Panontin. «Solo così la Piccola Patria potrà contare nello scacchiere regionale»

Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine (© )

UDINE – E’ difficile credere che un autonomista di lungo corso come Pietro Fontanini veda realmente di buon occhio la riforma delle autonomie locali targata Panontin, di fatto destinata a svilire il ruolo dei singoli territori. Però, a volte, è necessario ingoiare dei rospi per il bene comune. Nascono da qui gli appelli del presidente della Provincia di Udine prima rivolti ai sindaci dell’hinterland, poi alle categorie economiche friulane, affinché sposino e sostengano il progetto di GrandeUdine. Un modo per contrastare quello che lo stesso Fontanini, nell’ambito della riforma, definisce «neocentralismo regionale», finalizzato al rafforzamento di Trieste a scapito del Friuli. Proprio ora che le Province sono destinate a essere cancellate dalla geografia istituzionale del Fvg. Ecco quindi che, in tale contesto, un’aggregazione da 200 mila abitanti come la GrandeUdine, di smaccata origine friulana e friulanista, diventa lo strumento ideale per tenere testa a Trieste e la sua Uti.

FONTANINI INCALZA - «A Pordenone, i nodi del dopo Provincia stanno venendo al pettine – chiarisce Fontanini – e il mondo economico si sta mobilitando a difesa del suo territorio e della sua rappresentatività. Invito le categorie economiche friulane a fare altrettanto e a compattarsi per sostenere il progetto della GrandeUdine». Il presidente si rivolge alle associazioni di categoria friulane, che ha intenzione di convocare a palazzo Belgrado per un incontro esplicativo sulle conseguenze che la frammentazione del territorio provinciale in 9 Unioni territoriali intercomunali determinerà anche per il mondo produttivo ed economico.  «Con chi si confronterà Confartigianato Udine? Con l’Uti dell’area Collinare e poi con quella di Manzano e infine con quella dell’Alto Friuli?» chiede provocatoriamente Fontanini, che aggiunge: «Il mondo della cooperazione, a esempio, con il quale i contatti con la Provincia sono frequenti specie per quel che riguarda l’inserimento lavorativo, con quante realtà dovrà rapportarsi? Quanti modelli e procedure dovranno adottare? – incalza Fontanini -. E’ evidente che questa divisione determinerà inefficienze con cui le stesse categorie impatteranno e si rifletteranno sugli utenti finali: imprese e cittadini».

A DIFESA DEL FRIULI - Nella Destra Tagliamento la percezione di un progressivo indebolimento del territorio, contesto in cui si inserisce anche il declassamento della Provincia a ente di secondo grado, ha sollevato una forte mobilitazione a vari livelli, «segno che il territorio sta comprendendo i rischi e le conseguenze di quest’operazione di distruzione. Auspico – conclude Fontanini - che questa presa di coscienza riguardi anche Udine, le categorie economiche e i cittadini. Non è questione di difendere poltrone: solo sostenendo in modo compatto un progetto e un territorio, il Friuli potrà contare di più nello scacchiere regionale che già sconta il predominio del suo capoluogo».