Commercio estero

Friuli: solo il 2,4% delle esportazioni va in Russia

Confindustria Udine e Informest hanno fatto il punto sullo stato dei rapporti tra i due territori. Nei primi mesi del 2014 sono stati 91 i milioni arrivati dall’ex Urss (nel 2013 erano 94). Ci sono molte opportunità da cogliere per gli imprenditori friulani

Per il Friuli la Russia rappresenta un mercato ancora da esplorare (© )

UDINE - Un mercato che può dare ancora molto all’economia friulana. Nonostante la spada di Damocle rappresentata dalle sanzioni internazionali. Si tratta della Russia, al centro di un incontro promosso da Confindustria Udine e Informest sul tema della cooperazione economica italo-russa. Come spesso accade, sono i numeri a fornire la fotografia migliore dei rapporti commerciali in essere tra i due Paesi: con i suoi 91 milioni di euro registrati nei primi nove mesi del 2014 (erano oltre 94 milioni nel 2013), l’export della provincia di Udine verso la Russia costituisce appena il 2,4% del totale delle esportazioni friulane. Spiccano le voci relative ai macchinari e alle apparecchiature, ai prodotti in metallo e ai mobili.

PARLA TONON - Fornire informazioni sulla situazione della Russia, dando un quadro puntuale delle opportunità da un lato, e delle difficoltà dall’altro. Questo era l’obiettivo dell’evento ospitato a palazzo Torriani. «Il contesto geo-politico – ha evidenziato il presidente di Confindustria Udine, Matteo Tonon – sta ponendo diversi interrogativi nei rapporti tra l’Unione Europea e la Russia. Punti di domanda che però non riguardano, da un lato,  la precisa volontà delle aziende della nostra provincia di continuare a collaborare assieme e, dall’altro, il forte interesse da parte degli operatori russi di mantenere vivi i contatti».    

BERTOSSI OTTIMISTA - Dal canto suo, il presidente di Informest, Enrico Bertossi, ha ribadito come, «aldilà del problema strettamente contingente delle sanzioni, è tangibile la profonda volontà della Federazione russa di incentivare la realizzazione di partnership tra imprese italiane e russe. E’ del resto singolare come in una Regione come la nostra, storicamente presente con le sue industrie negli anni Settanta e Ottanta, siano ancora poche le aziende che abbiano investito in questi ultimi anni in Russia. Sono opportunità da cogliere e tra i compiti di Informest c’è proprio quello di coltivare rapporti costruttivi e facilitare le collaborazioni per un futuro dalle basi più solide».  

I RUSSI VOGLIONO COLLABORARE - Andrej Akopov, esponente della Moscow Enterpreneurs Association, e Igor Shiryaev, vice-direttore della rappresentanza commerciale della Federazione Russa in Italia, hanno illustrato agli imprenditori la situazione istituzionale e operativa aggiornata dei rapporti economico-commerciali tra Italia e Federazione Russa. «Il regime di sanzioni – ha evidenziato Akopov - riguarda solo alcuni prodotti agro-alimentari e alcune produzioni di tipo misto per il settore civile e militare. Non tocca le industrie o i trasporti. Il problema vero concerne invece i finanziamenti. A causa della caduta del prezzo del petrolio e della conseguente forte svalutazione del rublo, le imprese russe sono limitate nell’acquisto di macchinari dall’estero».

UNA SEDE IN RUSSIA - Akopov ha insistito sul fatto della necessità di collaborare tra Italia e Russia: «Per le vostre imprese c’è interesse a vendere, per le nostre ad acquistare. Chi vuole aumentare i volumi di affari in Russia dovrebbe agire sul versante prezzi. Aprire un’azienda nel nostro Paese costa poco, appena 196 euro e in soli cinque giorni si diventa legittimi proprietari. Per la legislazione russa è indifferente poi la nazionalità di chi investe. Non esistono ostacoli alle imprese estere per creare aziende in loco». Shirayaev ha invece ricordato come la Rappresentanza Commerciale della Federazione Russa in Italia, istituita nel 1921 e parte integrante della stessa Ambasciata, punti a facilitare le collaborazione tra partner russi e italiani svolgendo, tra l’altro, di promozione, supporto e assistenza, anche giuridica, in ordine ad eventuali interessamenti e investimenti di aziende italiane in Russia e viceversa.