20 ottobre 2019
Aggiornato 14:00
La crisi del centro città

«Differenziare l’offerta per non abbassare le serrande»

Furio Iannuzzi, esercente di via Vittorio Veneto, racconta l’esperienza della sua sala da tè e critica l’operato di Comune di Udine e Confcommercio-Ascom. «Siamo lasciati da soli», lamenta.

UDINE – E’ il titolare di uno dei negozi più originali del centro di Udine. Una sala da tè dalle atmosfere orientali, La via della seta. Da sei anni porta avanti la sua attività in via Vittorio Veneto, una delle strade del centro più in difficoltà dal punto di vista commerciale, dove chiusure e aperture di locali e negozi di susseguono. Lui è Furio Iannuzzi, già noto in città per aver stigmatizzato l’involuzione del centro storico con una vetrina listata «a lutto» per l’ultimo Halloween. Oggi torna sull’argomento e lamenta un abbandono non solo da parte del Comune di Udine, ma anche delle associazioni di categoria (Ascom e Confcommercio).

UN QUADRO DISARMANTE - «Qual è la situazione del centro di Udine? Orribile – commenta Iannuzzi –. E’ una vita che ne parliamo e che lo diciamo, ma si continua a non fare nulla e le chiusure dei locali si susseguono. La richiesta economica degli affitti è sempre più elevata, la professionalità ormai latita e c’è una concorrenza sleale evidente, con molti locali che svendono i prodotti pur di restare aperti. Senza contare – aggiunge – le difficoltà portate dalle grandi catene commerciali nell’hinterland udinese».
In questo contesto già difficile, Iannuzzi si scaglia contro Comune e associazioni di categoria. «Servirebbe più assistenza – aggiunge l'esercente di via Vittorio Veneto -. Gli amministratori locali li ho visti solo dopo che ho fatto la vetrina di Halloween: il mio voleva essere uno scherzo ma ho subito critiche per questo gesto. Evidentemente ho colto nel segno per aver dato così tanto fastidio. Lo stesso discorso vale per i rappresentanti dei commercianti: da me non sono mai passati».

DIFFERENZIARE L’OFFERTA – Di gente in giro, per le vie del centro, non ce n’è più come un tempo. E quella che si aggira sotto i portici di via Vittorio Veneto frequenta con il contagocce i locali della zona. «La colpa di quello che sta succedendo a Udine non è solo delle istituzioni o delle categorie – continua nel suo ragionamento Iannuzzi – è anche di noi esercenti. Non è possibile aprire 10 bar a poca distanza l’uno dall’altro, tutti con la stessa proposta commerciale. Bisogna differenziare l’offerta al cliente».
E nel suo piccolo, Iannuzzi, l’ha fatto, riconvertendo il negozio di oggettistica orientale in una sala da tè. «Mi sono ritagliato un giro di miei clienti – racconta l’esercente – e grazie alla collaborazione con Udine Sipario organizzo eventi culturali. Dobbiamo offrire qualcosa di nuovo e di diverso alle persone, altrimenti, se continueremo a fare poco o nulla, sarà sempre peggio e alla fine – chiude Iannuzzi – saremo costretti ad abbassare le serrande».