22 novembre 2019
Aggiornato 05:00
Emergenza in Friuli

Nel Centro di prima accoglienza di Coccau spazio per 40 immigrati

L’assessore regionale Torrenti fornisce i numeri della riconversione dell’ex caserma dei carabinieri e i tempi di permanenza dei fermati. Ma il territorio non si fida e teme che la struttura possa diventare un luogo di ospitalità a lungo termine. C’è poi il malcontento degli esercenti della zona

TARVISIO – L’unica certezza, per ora, è non avere certezze. La gestione dei migranti che quasi quotidianamente vengono fermati in Valcanale (a cui si aggiungono quelli in arrivo via mare), sta assumendo i contorni di una telenovela. Archiviato il Centro di accoglienza nell’ex caserma Lamarmora, incassata la difficoltà a ospitare gli immigrati negli appartamenti privati (dopo la sollevazione popolare a Cave del Predil), ora Prefettura, Questura e Regione paiono essersi indirizzati verso il recupero dell’ex caserma dei carabinieri sul valico di Coccau. La migliore struttura possibile a detta dell’assessore regionale Gianni Torrenti. Un luogo che servirà per identificare i clandestini fermati, ospitandoli qualche giorno in attesa del loro trasferimento. Ma gli amministratori non si fidano, avendo il timore che possa sorgere un Cara camuffato da Centro di prima accoglienza. E anche i locali pubblici che si affacciano sull’ex confine non hanno accolto bene la notizia. Quindi non si può dare ancora per certa la riconversione della casermetta dei carabinieri. Se ne saprà di più giovedì, al termine dell’incontro in programma a Udine tra sindaci della valle, Regione, prefetto, questore e Caritas.

L’IPOTESI COCCAU - «Serviranno dei lavori per risistemare l’ex caserma – chiarisce l’assessore Torrenti – ma si tratta della soluzione più praticabile, in quanto l'edificio ha dimensioni ridotte, tali da non creare paure tra i cittadini, e si trova a poca distanza dal commissariato misto di polizia. In questa struttura i migranti resteranno giusto il tempo per essere identificati prima di essere smistati sul territorio». Va però considerato che l’ex caserma dei carabinieri sorge a pochi metri da quattro locali pubblici, che non fanno i salti di gioia per l’ipotesi di vedersi passare davanti, ogni giorno, decine di immigrati in attesa di identificazione.  Senza contare che proprio dietro l’ex caserma parte il tratto italiano della ciclovia «Alpe Adria».

TEMPI E NUMERI – Quanto dovranno restare i migranti nel Centro di identificazione? Torrenti non si sbilancia. «Il tempo di permanenza non sarà uguale per tutti i soggetti – afferma l’assessore –. Per smaltire le persone ci vogliono posti in cui mandarli. Diciamo che si andrà da qualche giorno a qualche settimana». Nell’ex caserma, informa Torrenti, sarà realizzato un centro sanitario per i primi controlli e un posto di polizia. «Questo centro funzionerà se sarà lasciato continuamente libero, potendo ospitare i nuovi migranti fermati. Penso che al massimo potranno essere ospitate una quarantina di persone contemporaneamente. Ci saranno delle giornate in cui il Centro sarà pieno – aggiunge – altre in cui ci saranno due o tre persone. L’importante è avere dei posti a disposizione per le giornate con più pressione».
La gestione del Centro sarà affidata a un soggetto riconosciuto dal Ministero, che abbia già esperienza in questo campo (Caritas? Cri?). «Si creeranno dei posti di lavoro», assicura Torrenti.

L’ACCOGLIENZA IN VALLE - «Con la realizzazione del Centro di prima accoglienza, Tarvisio sarà a posto in termini di accoglienza – conferma Torrenti –. Spetterà a Malborghetto dare ospitalità a una decina di persone, e a Pontebba accogliere altri 20/25 migranti. In Valcanale non sarà comunque superato il tetto massimo di 70/80 persone».
Nel corso del vertice in programma giovedì si saprà se la posizione di Torrenti sarà condivisa e soprattutto accettata da tutte le parti presenti al tavolo promosso in Prefettura.