Crac della Cooperativa Carnica

Caso CoopCa: priorità a posti di lavoro e prestito sociale

La presidente Serracchiani incontra i sindacati e spiega cosa intende fare la Regione per tutelare dipendenti e risparmiatori. Parlando del cda di Coopca, difende Collinassi ma parla di «evidenti responsabilità morali».

Incontro a Udine tra sindacati e presidente Serracchiani (© )

UDINE – Prima dipendenti e soci, poi tutto il resto. Debora Serracchiani ha espresso la linea della Regione sul caso Coopca, incontrando a Udine i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil. Per la governatrice, dare continuità all'azienda significa salvare posti di lavoro e offrire la possibilità a famiglie, cittadini, pensionati di recuperare il prestito sociale. Una 'mission', ques’ultima, che accomuna Regione e sindacati. Ma il percorso non si presenta facile.

LA PREOCCUPAZIONE DI SERRACCHIANI – Il vertice è stato convocato per fare il punto sulla crisi della cooperativa di consumo carnica, in vista della scadenza dell'8 aprile, concessa dal Tribunale di Udine quale termine ultimo per depositare un piano di ristrutturazione aziendale nell'ambito della richiesta di concordato fallimentare. Un termine entro il quale si spera possa essere formalizzata la proposta di acquisizione di 13 punti vendita (per 8 c’è già una proposta di acquisto depositata in tribunale) da parte del mondo cooperativo. «E' una vicenda che preoccupa le istituzioni e mi tocca profondamente anche sul piano personale»,  ha detto Serracchiani, ricordando il lavoro portato avanti in questi mesi dall'amministrazione regionale e in particolare dal vicepresidente e assessore alle attività produttive, Sergio Bolzonello. «Ci stiamo mettendo tutto l'impegno possibile», ha assicurato, mettendo così a tacere le voci di una scarsa attenzione da parte della Regione sulla vicenda Coopca.  

LE RESPONSABILITÀ DEL CDA - Per quanto riguarda eventuali colpe dei vertici di CoopCa, la presidente Serracchiani, ha affermato: «Non spetta a me giudicare e attribuire responsabilità che possono essere di natura amministrativa o, qualora lo ritenesse la Procura, anche penali. Posso solo dire che ci sono evidenti responsabilità morali. Non mi riferisco al presidente Collinassi, lo voglio dire con chiarezza, anche perché credo sia stato l'unico in questi mesi che veramente ha tentato di dialogare con la Regione e aiutare il processo di risanamento. Ma mi auguro – chiosa – che chi ha avuto molto dalla cooperativa si faccia un esame di coscienza».

VERSO L’8 APRILE - «Con il contributo dei sindacati e del mondo della cooperazione – aggiunge Serracchiani – puntiamo a costruire un percorso sapiente che permetta di individuare una via d'uscita a una situazione che, tuttavia, rimane complessa». Lo scoglio da superare, dunque, rimane quello dell'8 aprile. Entro quella data vanno apportate modifiche migliorative al piano di ristrutturazione. «Intendiamo accompagnare questo processo, per rendere ammissibile il concordato», ha detto Serracchiani, precisando che in questo modo si potrà continuare a lavorare, nelle settimane successive, per individuare le migliori soluzioni che permettano di presentarsi ai creditori guardando al bene dei lavoratori e dei prestatori.
Da qui la decisione di coinvolgere in un tavolo concertativo, di crisi, anche tutto il sistema della cooperazione e soggetti della grande distribuzione, che possono essere interessati ad intervenire.

I SINDACATI - Per Francesco Buonopane (Filcams Cgil) «il confronto è servito per definire i passi successivi. E' opportuno - ha precisato - che la Regione continui a monitorare la situazione e a fare la regia, e che il territorio e il mondo cooperativo diano una risposta chiara, precisa e veloce». Perché «entro l'8 aprile va presentato un piano diverso da quello che c'è oggi». Per Paolo Duriavig (Fisascat Cisl), «si deve essere ottimisti. Se non si supera l'esame dell'8 aprile si rischiano fallimento e liquidazione.  E in quel caso avranno perso tutti». Di «incontro positivo» ha parlato anche Andrea Sappa (Uiltucs).