Lunedì 13 aprile alle 18 in sala Ajace a Udine

«Isis, la distruzione della memoria»

Comune e ateneo friulano organizzano una conferenza tenuta da Daniele Morandi Bonacossi, professore di Archeologia del Vicino Oriente antico e direttore del Progetto Archeologico Regionale «Terra di Ninive»

L'antica Ninive è ricca di tesori archeologici da preservare (© )

UDINE - Tutto dovrà sparire, promette l’Isis. Siti archeologici, musei e manufatti antichi, santuari e tombe non islamiche, luoghi di culto non sunniti, statue e monumenti moderni insieme alle biblioteche pubbliche delle regioni dell’Iraq e della Siria controllate dal Califfato. Ma perché l’iconoclastia dell’Isis è un crimine contro l’umanità? Qual è il disegno politico degli jihadisti del Califfato? Quali concrete azioni è possibile intraprendere per proteggere il patrimonio culturale dei paesi sottoposti al suo giogo?

LA CONFERENZA - A queste e altre domande cercherà di rispondere, lunedì 13 aprile alle 18 in sala Ajace (piazza Libertà) a Udine, Daniele Morandi Bonacossi, professore di Archeologia del Vicino Oriente antico all’Università di Udine e direttore del progetto archeologico regionale «Terra di Ninive» nel Kurdistan iracheno. «Isis: la distruzione della memoria», questo il titolo della serata organizzata dal Comune e dall'ateneo friulano e moderata dall'onorevole Gianna Malisani, vedrà la partecipazione del sindaco di Udine, Furio Honsell, e del rettore dell'Università, Alberto Felice De Toni. (La conferenza è a ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili)

IL PROGETTO DI RICERCA - Morandi Bonacossi, lo ricordiamo, è impegnato in un progetto di ricerca, ma anche di documentazione, tutela e valorizzazione dello straordinario patrimonio culturale dell’Iraq e dell’umanità intera a poche decine di chilometri dai territori del Califfato. Dopo il saccheggio del 26 febbraio al museo di Mosul, con i suoi tesori provenienti dall’antica Ninive e le numerose importantissime sculture provenienti dalla città partica di Hatra, la corsa alla distruzione sistematica dei siti più importanti dell’antica Mesopotamia sembra non conoscere battute d’arresto. Le barbare azioni già compiute, facilmente prevedibili e largamente previste dalla comunità scientifica internazionale, non sono destinate, infatti, a rimanere isolate. Le magnifiche capitali assire di Ninive, Nimrud, Khorsabad, miracolosamente ben conservate, hanno subito attacchi i cui guasti ancora non si riescono a valutare. Hatra, la perla ellenistica e partica isolata nel deserto a sud-ovest di Mosul, usata dall’Isis per addestrare i suoi combattenti, ha subito la stessa sorte. In Siria, nel cuore del Califfato, siti come Dura Europos e Mari sono stati sottoposti a saccheggi sistematici dai jihadisti, le cui azioni seguono un doppio binario. Da un lato immettono nel mercato illegale dell’arte i reperti di piccole dimensioni e facilmente smerciabili portati alla luce, traendo grandi profitti che alimentano l’industria del terrore; dall’altro, distruggono con una furia iconoclasta che non conosce limiti le statue e i monumenti inamovibili e non commerciabili come idoli di un passato pre- o anti-islamico, e comunque eretico.