Lotta di Liberazione in Friuli

In via Spalato ricordati i 29 partigiani fucilati nel 1945

Partecipata cerimonia a Udine, durante la quale il sindaco Honsell ha invitato i presenti a mantenere viva l’idea della Resistenza e i suoi valori di democrazia. Ricordato il partigiano Rapotez

La cerimonia di via Spalato (© )

UDINE – Mantenere viva l’idea che ha portato alla nascita della Resistenza in Italia e in Friuli, rinfocolandola con quei valori che hanno guidato migliaia di ragazzi verso i movimenti di liberazione nazionale. Partigiani contro le forze nazi-fasciste. E’ il messaggio che il sindaco di Udine, Furio Honsell, ha voluto consegnare alla celebrazione dei 29 partigiani fucilati nel carcere di Udine il 9 febbraio 1945, a pochi giorni dalla fine della guerra. «L’ultimo colpo di coda del drago» come l’ha definito Dino Spanghero, presidente dell’Anpi provinciale di Udine, presente in via Spalato insieme a molti sindaci friulani, al prefetto di Udine Provvidenza Delfina Raimondo, al consigliere regionale Vincenzo Martines, al presidente dell'Anpi Fvg Elvio Ruffino.

La cerimonia di via Spalato
«La città di Udine ha dato un contributo importante al Movimento di Liberazione – ha affermato Spanghero ricordando i 29 fucilati dai nazisti nelle carceri – e oggi siamo qui non per un momento rituale, ma per testimoniare di aver raccolto l’ideale e i valori per cui questi nostri giovani sono morti». Aperta dalle note di Bella Ciao e dell’Inno nazionale eseguite dalla banda di Orzano, la cerimonia ha visto prendere subito la parola il sindaco Honsell, che ha rimarcato la grande partecipazione di amministratori locali.  «Sono momenti come questi – ha chiarito il primo cittadino – che fanno crescere la nostra coscienza critica e la nostra etica sociale. Grazie quindi all’Anpi per l’organizzazione di queste celebrazioni, non riti vuoti ma ricchi di significato».
Da segnalare un malore accorso durante i discorsi ufficiali all’alfiere della sezione Anpi di Ronchis, Giuseppe Bottò, accompagnato in ospedale da un’ambulanza.

Il ricordo del partigiano Rapotez
Honsell, rivolgendo un saluto alle guardie carcerarie e ai detenuti, ha ricordato la figura di Luciano Rapotez, partigiano scomparso a febbraio, legando il suo nome alla condanna della Corte di Strasburgo per le violenze alla scuola Diaz durante il G8 di Genova. Rapotez, infatti, aveva subito torture per un omicidio mai commesso, lottando per ottenere, nell’arco di tutta la sua vita, il riconoscimento dell’ingiustizia patita. «Ho pensato a lui quando è arrivata la condanna per i fatti della Diaz – ha ammesso Honsell -. Ho pensato però anche al fascino delle idee razziali e xenofobe, che anche a Udine compaiono attraverso scritte, minacce, raduni. Dobbiamo sempre vigilare contro queste derive».
Il sindaco ha chiuso il suo intervento facendo cenno agli ultimi provvedimenti del governo Renzi in materia di lavoro (articolo 18) e scuola: «Non si tratta di gloriose riforme – ha chiosato Honsell – ma di atti che porteranno alla crescita delle disparità». Sull’afflusso continuo di migranti anche in Fvg, il primo cittadino ha fatto riferimento alla necessità di «riconoscere il valore della diversità».

Le lettere dei partigiani fucilati
E’ toccato a Ruffino, presidente dell’Anpi Fvg, inquadrare storicamente quel 9 aprile 1945 in Friuli, giorno in cui i 29 partigiani furono uccisi dai tedeschi, dopo diversi tentativi per riuscire a liberarli. Toccante la lettura delle ultime lettere inviare dal carcere da Mario Foschiani ‘Guerra’ e da Mario Modotti ‘Tribuno’ ai dirigenti della Federazione comunista di allora. «Ricordiamo questi martiri – ha concluso Ruffino – non solo per tributare loro il giusto riconoscimento, ma anche perché non venga meno il loro sforzo per un’Italia libera e democratica».