La crisi del sistema cooperativo in Fvg

I sindacati invocano la strada del concordato per salvare CoopCa

Cgil, Cisl e Uil, unite, lanciano un messaggio ai giudici che giovedì sono chiamati a decidere le sorti della Cooperativa Carnica. «Li invitiamo a mettersi una mano sulla coscienza», affermano, richiamando l’attenzione sull’emergenza occupazione

Coopca, Sindacati uniti per chiedere il concordato (© )

UDINE – Meglio il concordato del fallimento. I sindacati sono tutti d’accordo e alla vigilia della decisione del Tribunale di Udine sul futuro della Cooperativa Carnica, si rivolgono ai giudici. «Li invitiamo a mettersi una mano sulla coscienza e a decidere secondo buon senso», afferma Marco Duriavig della Fisascat-Cisl, sottolineando come il fallimento di CoopCa sarebbe una vera e propria tragedia non solo per i 650 dipendenti e per i risparmiatori, ma anche per il tessuto sociale della Carnia. Una sorta di appello, per il quale però, Susanna Pellegrini di Filcams-Cgil, ci tiene a riconoscere «massimo rispetto per l’autonomia dei giudici». Nelle sede della Regione, a Udine, insieme e Duriavig e Pellegrini si sono dati appuntamento Andrea Sappa della Uiltucs-Uil, Alessandro Forabosco della Cgil Udine e Franco Colautti della Cisl Alto Friuli.

Il futuro dei lavoratori prima di tutto
«Vogliamo porre l’attenzione innanzitutto sull’aspetto occupazionale della crisi – chiarisce Pellegrini – senza voler andare contro qualcuno, ma per rimarcare come 650 posti di lavoro sono fondamentali per un territorio come quello friulano, e per la Carnia in particolare. Domani saranno 5 mesi che CoopCa ha presentato richiesta di concordato: si è perso molto tempo, e alla fine è stata partorita una ‘proposta topolino’ per il salvataggio dell’azienda. Non è sufficiente – aggiunge – ma scongiurerebbe il fallimento, vero disastro per i lavoratori, che grazie alla riforma Fornero non potrebbero nemmeno godere degli ammortizzatori sociali». Anche Duriavig e Forabosco sottolineano come solamente la strada del concordato possa garantire una continuità aziendale e occupazionale, elementi che il fallimento, al contrario, stroncherebbe.

Un tavolo di crisi nazionale
La richiesta dei sindacati è chiara: creare un tavolo di crisi a livello nazionale con la partecipazione attiva di Confcooperative, il cui impegno nella vertenza CoopCa è considerato insoddisfacente da Cigl, Cisl e Uil, almeno fino a oggi. La richiesta è stata formalizzata alla Regione Fvg, a cui le tre sigle chiedono di fare da tramite con il Ministero per giungere a una convocazione in tempi brevi. «La Regione ha già fatto molto in questa vertenza – commenta Sappa – le chiediamo un ulteriore sforzo in questo senso». Il tentativo dei sindacati è riuscire a coinvolgere tutto il mondo della cooperazione italiana, in modo da tutelare non solo l’aspetto commerciale, ma soprattutto l’idea di mutualismo che sta dietro all’esperienza CoopCa. «Restando ferma la nostra convinzione sull’inadeguatezza nella gestione della Cooperativa da parte dei suoi vertici – affonda Forabosco – siamo convinti che solo un’alleanza tra tutti i soggetti interessati possa portare a una soluzione in grado di garantire l’occupazione e la continuità lavorativa».

La difesa dei sindacati
A chi tenta di mettere sul banco degli imputati anche il sistema dei sindacati, per non essersi accorti prima di ciò che stava accadendo, Duriavig e Forabosco rispondono così. «Da due anni si sapeva che la situazione in CoopCa era difficile, che c’erano dei problemi. Non a caso in azienda, oggi, è in vigore un contratto di solidarietà, e negli ultimi due anni c’è stata una procedura di mobilità per alcuni prepensionamenti e il congelamento dell’integrativo. Ma certamente non conoscevamo la gravità di una situazione che sta venendo a galla giorno dopo giorno». I sindacati ammettono che ci si sia mossi con del ritardo, ma rilanciano, mettendo sotto accusa l’enorme densità commerciale del Fvg. «E’ troppo alta e sta diventando un problema. Altri punti commerciali chiuderanno», assicurano.