Al Podere di Martignacco

Specialità sotto attacco: per Saro, parlamentari e consiglieri regionali sono «assenti e distratti»

Auspicando un’aggregazione del mondo autonomista e un moto d’orgoglio popolare, l’appello dell’ex senatore viene raccolto da tre ex leghisti della prima ora: Violino, Visentin e Zoppolatto. «Sottostare a Roma, per il Fvg, sarebbe la fine», chiosa Saro

Cavallo, Saro e Pascolat Al Podere di Martignacco (© )

MARTIGNACCO - La specialità del Friuli Venezia Giulia è sotto attacco, messa in discussione dal neo centralismo romano e dalle riforme costituzionali. Al di là dei ‘soliti’ autonomisti però, pare che al popolo la questione autonomia interessi poco o nulla, considerato che non c’è stata alcuna sollevazione o moto spontaneo a sua difesa. Il tema è stato sollevato dall’ex senatore Ferruccio Saro, che ha riunito i fedelissimi Al Podere di Martignacco invitando a parlare Giorgio Cavallo e Renzo Pascolat.

L’autonomismo leghista di Violino, Visentin e Zoppolato
Tra i presenti, qualche amministratore locale, ma nessuna traccia degli eletti nè in Provincia nè in Regione. Unica eccezione Claudio Violino, l’autonomista ex leghista, oggi seduto tra le file del Gruppo Misto in Consiglio regionale. Al Podere, con lui, di politici di un certo spessore, si sono visti solo altri due ex leghisti autonomisti: Roberto Visentin e Beppino Zoppolatto, già segretari regionali del Carroccio e ormai distanti anni luce dal pensiero padano. Evidentemente, però, lo spirito autonomista continua a scorrere nelle vene dei tre al di là dall’appartenenza politica. «L’autonomista è un modo d’essere - afferma Visentin - che oggi non può più rispecchiarsi nella Lega Nord, dopo la sua deriva lepenista».

Saro e la ‘fogna’ romana
Non usa mezzi l’ex senatore di Martignacco per difendere l’autonomia del Fvg: «Meglio una Regione imperfetta che soggiogata dai poteri romani. Io che conosco bene quella realtà, posso dire che sottostare a Roma, per noi, significherebbe la fine. I leghisti dei primi anni la soprannominavano ‘la fogna’, e per certi versi, non avevano tutti i torti».

L’attacco alla politica di oggi
«Se la Regione Fvg è ciò che è oggi - afferma Cavallo - il merito è di come si è esercitata l’autonomia nei decenni passati, quando si è perseguito lo sviluppo attraverso politiche industriali mirate». Oggi però, nessuno sembra ricordarsene. «I parlamentari eletti in Fvg non hanno la grinta necessaria per difendere l’autonomia, e i consiglieri regionali dormono», attacca Saro, che riferendosi a Debora Serracchiani aggiunge: «Non vorrei essere nei suoi panni: si trova sicuramente ad affrontare una fase storica molto complessa».

L’auspicio dell’aggregazione del mondo autonomista
Fermo restando che sarà difficile, con l’Italicum, vedere eletto un rappresentante dell’autonomismo («serviranno almeno 100 mila voti, il 20%», assicurano Saro e Cavallo) in Parlamento, l’auspicio di Saro è che la disgregazione delle forze di centro-destra e centro-sinistra possa portare a una nuova ricomposizione tra i mondi friulano e giuliano a difesa della specialità. Anzi, dell’autonomismo. «La specialità, ormai - evidenzia Saro - è usata come sinonimo di privilegio». Il rischio, per Saro e Cavallo, nel caso in cui le riforme costituzionali e l’Italicum venissero approvati così come sono, rischierebbero di frantumare le autonomie locali, Comuni e Regioni in testa. «L’autonomismo è un diritto politico che va difeso e tutelato: ha contribuito a rendere migliore il nostro Paese, e ora non può essere liquidato in quattro e quattr’otto», commenta Pascolat.

A chi interessa l’autonomia?
Il vero tema, per Visentin, è comprendere a chi, realmente interessi l’autonomia. «Oggi, facendo leva sugli sbagli di alcuni, si tenta di demolire le istituzioni decentrate, giocando sul sostegno popolare indotto dall’associazione tra sprechi e politica. Ciò che manca, in questa fase, è un progetto sull’autonomia, chiaro e in grado di coinvolgere le nuove generazioni. Credo che il tema dell’autonomia non sia rifiutato, ma poco conosciuto», chiude Visentin.