Fatturato e numero di addetti ancora in calo

L’edilizia non esce dalla crisi

Il presidente di Ance Udine Contessi lamenta un aumento di incertezza nel settore. «Per la ripresa – dice – c’è bisogno di un impegno concreto per il rilancio delle infrastrutture e la riqualificazione delle città»

Roberto Contessi, presidente di Ance Udine (© )

UDINE – Negli ultimi dieci anni il lavoro è calato del 50% e nonostante altri settori stiano intravedendo minimi segnali di ripresa, per l’edilizia la situazione si presenta ancora molto difficile. «Nel 2014 e nei primi mesi 2015 è aumentato il clima di incertezza che grava sul settore edile. Il fatturato complessivo delle aziende è ulteriormente diminuito e il numero di addetti ha raggiunto il punto più basso. Ma ciò che maggiormente preoccupa è che non sono mutate le condizioni che ci hanno accompagnato in questi anni». E’ fosco il quadro tracciato da Roberto Contessi, presidente di Ance Udine (Associazione Nazionale Costruttori Edili) in occasione dell’assemblea del Gruppo Costruzioni Edilizie.

Non si vede all’orizzonte un’inversione di tendenza
Nel suo intervento Contessi ha ribadito come neppure i timidi segnali di ripresa dell’economia italiana paiono contribuire a un’inversione di rotta del comparto: «La situazione del settore – ha evidenziato Contessi - permane critica dal punto di vista produttivo, né alcuni dati positivi, come ad esempio il leggero incremento delle transazioni immobiliari (+3,6% nel 2014 rispetto al 2013) e l’erogazione dei mutui alle famiglie (+13,7%), fanno intravedere un miglioramento. Si tratta di segnali sui quali appare prematuro basare stime di ripresa». Contessi ha provato a riassumere le cause di questa crisi permanente nel settore dell’edilizia: «La carenza di spazi finanziari per la realizzazione di opere pubbliche già individuate, progettate e finanziate, la difficoltà di acquisizione e di realizzazione dei progetti comunitari, l’incertezza nell’applicazione delle norme nazionali e regionali in particolare in materia di appalti pubblici nonché una effettiva volontà di revisionarle, ebbene tutte queste cause o concause rappresentano ormai la quotidianità con la quale convivere».

Una crisi nazionale
Sette anni di contrazione dell’edilizia hanno comportato, in Italia, dal 2008 al 2014, alla perdita del 32% degli investimenti, pari a circa 64 miliardi di euro. Nel solo comparto delle infrastrutture e delle opere pubbliche la crisi è iniziata già a partire dal 2005 con una flessione complessiva del 54%. Le previsioni per il 2015 annunciano un’ulteriore riduzione degli investimenti pari al 2,4%, determinando così l’ottavo anno consecutivo di crisi. Una crisi che ha visto soccombere in Italia circa 68.000 imprese.
«Per avviare una ripresa – ha precisato il presidente di Ance Udine – c’è bisogno di un impegno concreto per il rilancio delle infrastrutture e la riqualificazione delle città. In particolare necessita un cambiamento radicale nella politica infrastrutturale, cioè passare con rapidità ed efficacia dalla decisione di investimento all’effettivo utilizzo delle risorse, in modo da permettere il progressivo recupero del gap infrastrutturale e migliorare la qualità della vita dei cittadini».