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Accoglienza e crisi: ecco i temi del 1° maggio in Friuli

Manifestazioni e cortei a Cervignano, Udine e Lauco. L’appello dei tre segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil: serve solidarietà nei confronti dei migranti in arrivo

Gli appuntamenti per il Primo Maggio in Friuli (© )

UDINE - Non soltanto una crisi ancora pesantissima, con un’occupazione tornata a livelli da fine anni Novanta e 23 mila posti persi rispetto ai valori pre-crisi, ma anche la grande sfida della solidarietà e dell’accoglienza nei confronti dei profughi. Questi i grandi temi che caratterizzeranno i cortei del Primo Maggio in regione, dove la festa del lavoro sarà anche l’occasione per un segnale forte del sindacato sulle politiche per l’immigrazione. La scelta è in piena sintonia con quella dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, che celebreranno la Festa del lavoro nel centro di accoglienza di Pozzallo, in Sicilia.

Il Primo maggio in provincia di Udine
Quest’anno si torna al classico schema articolato per province, dopo l’eccezione del 2014, legato alla manifestazione nazionale di Pordenone. Non mancano le novità, come il concerto di Udine, in piazza Venerio, appendice pomeridiana del tradizionale corteo di Cervignano, all’interno di una giornata che si articolerà su quattro sedi principali: Trieste, Gradisca d’Isonzo, Pordenone e appunto Cervignano, con manifestazioni e iniziative anche a Lauco, in Carnia.
Schema classico per i percorsi dei cortei: da via Garibaldi a piazza Indipendenza a Cervignano, con il consueto accompagnamento dei trattori. Gli orari di concentramento e partenza sono fissati tra le 9 e le 9.30.

L’appello dei tre segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil
«Se è vero che il Governo deve dotarsi di una strategia complessiva e non può pretendere di scaricare il problema sui territori - afferma il segretario della Cgil Fvg Franco Belci - il Fvg può e deve produrre uno sforzo comune per far fronte al dovere dell’accoglienza, distribuendo nel modo più omogeneo possibile la presenza dei profughi sul territorio, con il contributo di tutti. Ricordando che abbiamo di fronte non clandestini, come li definisce chi vuole voltare le spalle al problema, ma appunto profughi». Un appello analogo arriva dal leader della Uil regionale, Giacinto Menis. «Chiudere le porte – dichiara – significherebbe tradire la nostra tradizione di accoglienza. Oltre a pretendere dal Governo nazionale e dall’Europa politiche coordinate capaci di affrontare questa emergenza e contrastare l’azione dei trafficanti di uomini, anche lungo le rotte di terra, dobbiamo ritrovare quello stesso spirito di coesione e di solidarietà che il Fvg ha saputo esprimere in passato, producendo risultati esemplari, e che costituisce il primo vero tessuto connettivo della nostra comunità regionale». Il segretario della Cisl Fvg Giovanni Fania, invita a non mostrare indifferenza di fronte ai problemi della società moderna: «Il nostro è un invito a non chiudere gli occhi, come ha chiesto anche Papa Francesco. Nella consapevolezza che dietro alle tragedie a cui stiamo assistendo impotenti non c’è solo dalla guerra, ma anche una distribuzione profondamente diseguale della ricchezza e del lavoro a livello mondiale, che obbliga uomini, donne, bambini ad abbandonare la propria casa e le proprie radici. Serve quindi un nuovo sistema globale di regole capace di garantire a tutti una vita dignitosa fatta di lavoro e speranza nel futuro».