21 ottobre 2020
Aggiornato 23:30
Riforma degli enti locali

Ecco la 18esima Uti: Valcanale e Canal del Ferro autonome

Passa un emendamento di Autonomia Responsabile. Accolta la richiesta del consigliere Revelant. Soddisfatti i sindaci, ma il ricorso non si ferma. Anzi , per Carlantoni, «la nuova Uti è conseguenza evidente» della protesta

UDINE – Le 17 Unioni territoriali intercomunali diventano 18. Il Consiglio regionale, approvando la legge che definisce i confini delle Uti, ha deciso di rendere autonome, rispetto all’area del Gemonese, la Valcanale e il Canal del Ferro. Una decisione un po’ a sorpresa, che è stata resa possibile da un emendamento di Autonomia Responsabile (a firma del consigliere Roberto Revelant) e che riconosce le istanze dei sindaci di Tarvisio, Malborghetto-Valbruna, Pontebba, Dogna, Chiusaforte, Resiutta, Resia e Moggio Udinese. Passa anche un emendamento del Nuovo Centrodestra, quello che dà il via libera alla fusione tra Uti.
Cala quindi il sipario sul ricorso contro la legge Panontin? Niente affatto. Anzi, come rimarca il primo cittadino di Tarvisio, Renato Carlantoni, «il riconoscimento dell’Uti è conseguenza evidente del ricorso». Quindi, avanti tutta.

La soddisfazione di Autonomia Responsabile
«E’ stata recepita la mia istanza  che era la  stessa dei Comuni interessati, che costituisce la Uti della Valcanale e Canal del Ferro dimostrando maturità e presa di coscienza delle reali problematiche del contesto montano. I criteri per la costituzione delle Uti – spiega Revelant – consideravano solo la densità della popolazione, ma non l’aspetto geografico, estromettendo, di fatto, la montagna orientale dalla possibilità di costituire una Uti di riferimento. Accogliendo la richiesta che ho avanzato di inserire anche il criterio della dimensione territoriale, la maggioranza, che ringrazio, ha presentato un emendamento alla legge in questa direzione. Valcanale e Canal del Ferro potranno costituire una Uti autonoma, capace di rispondere concretamente alle esigenze del territorio montano e di garantire i servizi appropriati ai cittadini».

Accolte le istanze dei sindaci dell’Alto Friuli
Quanto all'Uti Canal del Ferro-Valcanale, secondo il consigliere Enio Agnola (Pd), firmatario dell'emendamento che ne ha dato vita, «il processo riformatore esce ulteriormente rafforzato da questo passaggio. E’ una dimostrazione di un ascolto che non è mai venuto meno e che continuerà. Ci siamo fatti carico di una situazione particolare legata a un territorio che registra per le sue particolarità geografiche uno smisurato rapporto tra numero di abitanti (che rimane il riferimento dimensionale della riforma per il resto del territorio regionale) e un'enorme superficie territoriale». Inoltre, aggiunge Agnola, «questa decisione valorizzerà ancor più gli obiettivi della riforma per quanto riguarda l'omogeneità delle Uti e le possibilità di rapporti collaborativi e sinergici tra le Uti stesse».

E adesso? Il ricorso andrà avanti?
Incassata questa ‘concessione’ dal Consiglio regionale, resta da capire se i sindaci di Valcanale e Canal del Ferro (tutti molto soddisfatti dalla nascita della 18esima Uti) continueranno ad appoggiare il ricorso nato proprio per mettere in discussione la perimetrazione delle Unioni territoriali. Per uno degli avvocati che si è occupato di strutturare il ricorso, Teresa Billiani, la decisione di istituire un’altra Uti «altro non è che un effetto immediato del ricorso». Senza l’azione messa in atto dai 57 sindaci, infatti, difficilmente la Regione avrebbe ‘aperto’ agli emendamenti proposti da Ar e Ncd. Proprio questa considerazione dà ulteriore spinta ai ricorrenti, che oggi considerano ancora più motivato e valevole il loro ricorso al Tar.