18 dicembre 2018
Aggiornato 21:00

«Il pregiudizio e la cultura del proibizionismo hanno fatto scappare il Sunsplash»

Il capogruppo di Sel, Giulio Lauri, commenta l’assoluzione del presidente del Rototom Filippo Giunta. «Fino al 2009, il Festival ha dato lavoro a 2 mila persone con una ricaduta di milioni di euro per il territorio»
Lauri (Sel) si rammarica per aver fatto 'fuggire' in Spagna il Rototom Sunsplash
Lauri (Sel) si rammarica per aver fatto 'fuggire' in Spagna il Rototom Sunsplash ()

OSOPPO - «Ci siamo fatti scappare un evento di grande ritorno economico, di alto prestigio culturale, capace di rendere attrattivo un territorio intero e di farne una meta internazionale ed europea. Il pregiudizio e la cultura del proibizionismo non solo sono entrate a gamba tesa nella sfera delle libertà individuali di migliaia di giovani, ma hanno portato altrove un progetto che creava economia per il territorio facendolo conoscere in tutta Europa».
Queste le parole di Giulio Lauri, capogruppo di Sel in Consiglio regionale, all'indomani dell'assoluzione di Filippo Giunta che mette fine alla vicenda Rototom.

La vicenda che ha coinvolto Giunta
Il Festival reggae più famoso d'Europa aveva Osoppo come casa. Nato nel 1994, questo evento ecologista, antirazzista e antiproibizionista portava, in un paese di 2.000 anime, 150 mila persone. Il Sole24Ore aveva stimato che la ricaduta economica del Rototom Sunsplash andava dai 5 ai 7 milioni di euro all'anno. Ci lavoravano 2.000 persone. Fino al 2009. Filippo Giunta, presidente dell'Associazione che organizzava il tutto, anima della manifestazione, venne accusato di aver violato la norma che colpisce ‘chi adibisce un luogo al consumo di droghe’ in base alla legge Fini-Giovanardi e il clima politico di allora non aiutò, fino alla sentenza di assoluzione di questi giorni, perché il fatto non sussiste. Peccato che nel frattempo Giunta abbia fatto armi e bagagli e si sia spostato a Benicàssim: 2.000 posti di lavoro con una ricaduta economica di 24 milioni di euro.

L’amarezza di Lauri
«Uno dei più grandi festival della Spagna era in Italia - conclude Lauri –. Gli organizzatori pensano ancora al Friuli Venezia Giulia e hanno nuove idee per la nostra regione. Assieme al Comune, di fronte a una buona proposta, auspichiamo che tornino e pensiamo che anche la Regione debba fare la sua parte. Sono tempi difficili per l'imprenditoria giovanile. Facciamo in modo che una cultura oscurantista non faccia espatriare queste idee. Specie quando esistono numeri così sostanziosi che ne suffragano la bontà. Altri giovani vogliono cimentarsi nell'industria culturale – conclude – e devono trovare le condizioni per poterlo fare».