17 agosto 2018
Aggiornato 03:30

La Cisl chiede un tavolo di confronto per scongiurare la chiusura degli uffici postali

A essere penalizzati dalla decisione di Poste Italiane sarebbero soprattutto i Comuni di montagna e pedemontana. Il sindacato plaude alla decisione del Tar su 'caso Buja'
La Cisl contro la chiusura 'selvaggia' degli uffici postali
La Cisl contro la chiusura 'selvaggia' degli uffici postali ()

UDINE - «Avevamo messo in guardia, siamo stati facili profeti». Franco Colautti, segretario Cisl Alto Friuli interviene a seguito della comunicazione giunta ai sindaci dei Comuni interessati in merito alla chiusura di 16 Uffici postali e alla riduzione oraria di altri 9 in tutto il Fvg, a partire dal prossimo 7 settembre. Una decisione dice, «che va contrastata con tutte le forze a disposizione, soprattutto quelle della politica».

Montagna e Pedemontana i territori più colpiti
Ancora una volta è il territorio a nord di Udine il più colpito: sono, infatti, 5 gli Uffici candidati ad abbassare le saracinesche (Terzo di Tolmezzo, Ospedaletto di Gemona, Cisterna di Coseano, Ciconicco di Fagagna e Rodeano Basso di Rive d’Arcano). 4 invece quelli che dovranno ridurre gli orari di apertura al pubblico (Forni di Sotto, Forni di Sopra, Ampezzo e Resia).
Questo nonostante, come emerso anche dalla ricognizione effettuata dal sindacato attraverso il documento ‘SOS Servizi in Alto Friuli’, gli sportelli postali all’interno del Comprensorio di riferimento fossero calati dal 2010 a oggi di ben 17 unità (da 91 a 74, -19% comprendendo anche gli ultimi annunci). Ben più pesante la percentuale di razionalizzazioni di orari e giornate d’apertura (28 quelli via via interessati, pari al 31% del totale).

Il caso Buja
Una breccia di speranza affinché si interrompa questa insopportabile tagliola è arrivata dal Tribunale amministrativo regionale che recentemente ha accolto il ricorso del Comune di Buja contro la chiusura degli uffici postali di Urbignacco e Madonna di Bujanotificate il 9 e 23 gennaio del 2012 da Poste Italiane, sentenza che ha annullato entrambi i provvedimenti.
«Al nostro apprezzamento per la tenacia del sindaco del Comune di Buja che ha deciso di lottare contro questo depauperamento dei servizi – commenta ancora Colautti – si aggiunge la soddisfazione per un chiarimento fondamentale uscito dalle motivazioni espresse dai giudici: ‘l’esigenza del risparmio…non può essere considerata né esclusivo né prevalente sull'interesse pubblico allo svolgimento corretto di un servizio universale come va considerato il servizio postale’». Nelle argomentazioni del Tar si evidenzia poi che il «dato economico» e «quello della distanza», presenti nelle norme europee e nazionali, «non possono essere considerati né come assoluti né come di automatica applicazione, ma vanno rapportati alla situazione geografica e orografica di alcune zone», per un «bilanciamento» tra «interessi degli utenti e dell'azienda».

La posizione di Colautti
Per Colautti dunque «anche i giudici del Tribunale amministrativo hanno ripetuto quanto noi andiamo chiedendo da sempre, in altre parole prima di operare una ridefinizione di aperture, chiusure e razionalizzazioni occorre preventivamente aprire un confronto concertativo a livello territoriale con gli enti locali, così come l’ha chiesto in questi giorni il sindaco di Gemona Urbani, il tutto auspicabilmente allargato pure alle parti sociali e i sindacati. Si deve poter ragionare in maniera complessiva sugli sportelli postali da preservare all’interno di un territorio regionale che già tanto ha dato in termini di perdite in questi anni» termina il sindacalista cislino.