16 agosto 2018
Aggiornato 00:30

La crisi è finita solo per il 3% degli artigiani friulani

Il dato emerge dalla 19^ indagine congiunturale sull’artigianato della provincia di Udine. Il presidente Tilatti: «Ora sforzo massimo per il settore»
Grazieno Tilatti
Grazieno Tilatti ()

UDINE - Soltanto il 3% degli imprenditori artigiani della provincia di Udine considera finita la crisi economica. È la fotografia più nitida e chiara di quale sia lo stato d’animo delle 14.200 imprese artigiane della provincia di Udine che emerge dalla 19^ indagine congiunturale sull’artigianato attraverso 606 interviste telefoniche. I dati sono stati presentati martedì dal presidente di Confartigianato-Imprese Udine Graziano Tilatti, affiancato dai vice presidenti Franco Buttazzoni e Edgarda Fiorini, dal segretario Gian Luca Gortani e dal responsabile dell’Ufficio Studi Nicola Serio nella sede di via del Pozzo a Udine.
L’indagine semestrale, curata dall’Irtef (Istituto per la ricerca sulle tecniche educative e formative di Udine), evidenzia ancora malessere e preoccupazione nonostante i dati macroeconomici indichino una ripresa dell’economia. «Questo dato ci preoccupa fortemente – ha detto il presidente Tilatti – e ci convince che ora occorra esercitare il massimo sforzo per sostenere un settore che ha chiesto poco in questi anni di crisi e molto ha fatto da solo per superarla».

Fatturato e previsioni
Il 49,1% degli intervistati ha visto calare il proprio giro d’affari nel 1° semestre del 2015, il 34,9% ha tenuto, il 16% ha fatto segnare una crescita. Alla richiesta di un giudizio sui ricavi dal 2007 al 2015 si ha però un’indicazione positiva sull’ultimo biennio, con fatturati in miglioramento (ma molto lento). Preoccupa fortemente la stagnazione delle domanda interna per far riprendere la quale sono urgenti e indilazionabili manovre di diminuzione della pressione fiscale e burocratica, come ha avuto modo di evidenziare il presidente Graziano Tilatti, commentando i dati illustrati da Nicola Serio e da Gian Luca Gortani.
Sono stabili le previsioni sul fatturato del 2° semestre 2015. Nonostante la crisi, comunque, le imprese artigiane stanno dimostrando di tenere. Il 51% di esse ha dichiarato che nel primo semestre hanno avuto un fatturato stabile o in crescita. Il che vuol dire però che le altre evidenziano performance peggiori.
«Tanti imprenditori – ha aggiunto il presidente Tilatti – per salvaguardare occupazione e l’azienda, hanno messo mano al portafogli personale e familiare, ma ora anche quelle risorse rischiano di esaurirsi se non ci sono reali segnali di ripresa del lavoro». Meglio di tutte fanno le imprese artigiane con oltre 10 addetti».

In flessione i mercati esteri, in crescita le tasse
Preoccupa il netto calo di imprese artigiane che si affacciano sui mercati esteri, a causa del calo delle esportazioni indirette determinata o da una flessione dell’export dei committenti e dalla decisione di far rientrare in azienda alcuni processi produttivi.
Rispetto ai dati rilevati negli anni precedenti, è in forte crescita la fiducia degli artigiani sulla capacità di competere della propria impresa: la percentuale di imprenditori con fiducia media o alta tocca il valore più alto (88,5%) da gennaio 2012. Il dato è quasi 4 punti % superiore anche a quello rilevato 6 mesi prima, a gennaio 2015 (84,7%).
Più di 8 artigiani su 10 dichiarano di pagare di più (il 40% molto più di prima) dopo il passaggio alle nuove tasse e tributi Imu, Tasi e Tari rispetto alle vecchie Ici, Tares e Tarsu. Per il 17% la tassazione è rimasta invariata, per il 7% è leggermente diminuita.