L'appello ai sindaci

Renzi a Udine racconta la sua visione di Italia

Il premier, dispensatore di ottimismo, si appella ai tenace popolo friulano per aiutarlo nel ridare fiducia alle persone

Renzi a Udine (© )

UDINE – Ci sono le ‘mitiche’ slide, c’è l’umorismo che ormai lo segue ovunque, c’è quel modo di coinvolgere e far sognare che l’ha reso popolare. Il primo ministro Matteo Renzi è arrivato a Udine e ha scelto il Giovanni da Udine per aprire la sua ‘campagna elettorale’ che toccherà i principali teatri delle province italiane. Due le parole d’ordine ripetute più volte nel suo discorso davanti a una sala gremita: ottimismo e cambiamento. Gremita di amministratori, di politici, di imprenditori.

L’appello ai friulani
«Sono qui per chiedere un aiuto alla gente tosta e tenace del Friuli: dobbiamo restituire fiducia alle persone per costruire il futuro. Continuate a portare avanti l’orgoglio delle radici. Vorrei che tra due anni e mezzo quando si andrà a votare - aggiunge - comunque la si pensi, ognuno di noi possa dire: anch’io ho fatto qualcosa per il mio Paese. Noi siamo un laboratorio e non un museo. Solo così potremo essere il Paese più forte del mondo». Un riferimento interrotto da una delle tante battute fatte durante il suo intervento, durato un'ora: «Rassicuro Serracchiani che non perderemo le prossime elezioni», dice rivolgendosi alla sua vice nel Pd.
Il premier chiede alle imprese di continuare a investire, ai volontari e a chi opera nel settore di proseguire con le loro attività. «Siete una Regione speciale non solo per la costituzione, ma per l’attaccamento che dimostrate verso la vostra terra».

Le chiavi del rilancio
Renzi parla e guarda al futuro, facendo riferimento alle riforme, al taglio delle tasse («non è nè di destra nè di sinistra»), all’evasione fiscale («va combattuta con il fisco 2.0»), alla fiducia, all’Europa («non va vista solo come una maestrina con la penna rossa e blu»), aiutandosi con le slide e con un video che, sulle note della Cavalleria Rusticana, mostra il meglio dell’Italia in termini artistici e paesaggistici. «Basta piangerci addosso – rimarca il premier –. Stiamo dimostrando che le cose si possono fare». Un vero e proprio dispensatore di certezze Renzi. Ma anche convinto che l’Italia ha svoltato. Alla faccia di quelli che lui stesso definisce «gufi». Un esempio su tutti, il successo incassato dall’Expo, nonostante i tanti scettici della vigilia, Grillo compreso.

L’appello ai sindaci
Renzi si rivolge anche ai sindaci (pochi quelli presenti in sala con la fascia, anche a causa della diserzione di 56 contrari alla riforma delle Uti), annunciando che dal gennaio 2016 lo Stato libererà dal Patto di stabilità le risorse legate agli investimenti, e invitandoli a sostenere le riforme portatrici di cambiamento, come quella della pubblica amministrazione. Su questo tema il vicesindaco di Udine, Carlo Giacomello dice: «Peccato per chi non è potuto esserci per volontà o per motivi di forza maggiore, non sanno cosa si sono persiNon è mia intenzione polemizzare – sottolinea -, ma mi sento di dire al centrodestra, che si è volutamente astenuto dal partecipare, che si è perso un discorso del Presidente del Consiglio, che non ha avuto ne colore ne bandiera. Un discorso di chiamata al lavoro e alla responsabilità, per tutti. Con un unico obiettivo, il bene del Paese».