La polemica

Pittoni (Ln) chiede le dimissioni del rettore dell'Università di Udine

Per il leghista dovrebbe andarsene sia De Toni sia Serracchiani, perché entrambi, facendo entrare la politica in ateneo, hanno violato non solo i regolamenti universitari ma, cosa ancor più grave, una legge nazionale

(© )

UDINE – Chiede le dimissioni del rettore dell’Università di Udine Alberto Felice De Toni, ma anche della governatrice Debora Serracchiani, perché entrambi, facendo entrare la politica in ateneo, hanno violato non solo i regolamenti universitari ma, cosa ancor più grave, una legge nazionale. Mario Pittoni, responsabile federale Istruzione della Lega Nord, non ha intenzione di far passare inosservato quanto successo negli ultimi giorni a palazzo Garzolini di Toppo Wasserman, dove è stata ospitata la convention nazionale del Pd dedicata proprio al tela dell’Università.
«Il rettore dell'Università di Udine deve dimettersi e con lui dovrebbe farlo anche la governatrice del Friuli-Venezia Giulia – sbotta Pittoni – la quale, stando alle affermazioni del rettore, gli aveva proposto di ospitare all'interno della struttura universitaria la festa-convegno del Pd, in violazione non solo di Statuto, Codice etico e Disciplinare dell'Ateneo del Friuli, ma anche della legge nazionale 240/2010».

Le violazioni rilevate da Pittoni
Il leghista assicura che segnalerà a chi di dovere ciò che definisce «un'operazione di partito mascherata da atto istituzionale». Ecco cosa, per Pittoni, non è stato fatto secondo le regole: «Ospitando l'evento del Partito Democratico e promuovendolo direttamente anche con email indirizzate a tutto il personale e agli studenti, si ha contravvenuto palesemente alla legge nazionale 240/2010, che recita ‘Le università sono sede primaria di libera ricerca e di libera formazione... ciascuna università opera ispirandosi a principi di autonomia e di responsabilità...’, prevedendo l'attribuzione al rettore della ‘responsabilità del perseguimento delle finalità dell'università...’. Pure lo ‘Statuto dell’Università di Udine’ – aggiunge – all'art. 1, comma 1, afferma: ‘L'Università degli Studi di Udine... è sede primaria di libera ricerca e libera formazione... contribuendo con ciò allo sviluppo civile, culturale, sociale ed economico del Friuli’. Con la festa-convegno del Pd si ha violato in almeno quattro punti anche il ‘Codice Etico dell’Università di Udine’. Il Preambolo afferma infatti il principio dell'indipendenza da qualsiasi pregiudizio o condizionamento ideologico perché solo così l’Università può svolgere il suo ruolo; l’art. 1, comma 2, afferma l'imparzialità razionale rispetto a tutte le prospettive culturali, religiose e politiche; l’art. 11, comma 1, chiede a tutti i componenti della comunità universitaria di concorrere ad affermare, accrescere e tenere alto il buon nome e la reputazione dell’Ateneo, aggiungendo che l’utilizzo del nome e del logo sono consentiti esclusivamente per scopi istituzionali (cioè, appunto, per libera ricerca e libera formazione)».
‘Dimenticato’ infine, per Pittoni, pure il Disciplinare, il quale riporta chiaramente che ‘gli spazi non vengono concessi per iniziative di carattere politico o simili’.

De Toni deve andarsene
«Sono stati pesantemente trasgrediti i principi fondamentali su cui si regge il mandato del rettore, che quindi non sembra più in condizione di esercitare serenamente e credibilmente il ruolo di garante «super partes» della «libera ricerca e libera formazione». Senza contare – conclude Pittoni - l'effetto boomerang che ne può derivare in termini di credibilità e indipendenza dell'istituzione, penalizzando studenti, famiglie e l'intero popolo friulano, che questa Università l'ha voluta e con tutte le sue forze»