La sorpresa

Tagli del 50% per l’Ict nella pubblica amministrazione. Puksic spera in un ripensamento

Il presidente di Insiel chiamato a commentare l’articolo 29 della Legge di Stabilità, quello che imporrebbe una diminuzione delle spese per il digitale

Simone Puksic (© )

UDINE – Da un lato ci sono gli annunci, con il premier Matteo Renzi che in più occasioni ha confermato di voler puntare molto sull’innovazioine e sul digitale per dare nuovo impulso all’Italia e alla pubblica amministrazione in particolare. Anche nel corso della sua ultima visita a Udine, Renzi ha parlato del digitale come strada percorribile per abbattere l’evasione.
Poi, però, ci sono i fatti, che in questo caso si traducono in un articolo inserito nella Legga di Stabilità. Si tratta dell’articolo 29, che introduce un taglio del 50% di tutte le spese informatiche (hardware, software, investimenti) rispetto alla spesa annua media del triennio 2013-2015 nelle pubbliche amministrazioni. Un disegno di legge che è già stato soprannominato ‘ammazza Ict’.
Un dettaglio non da poco per un governo che qualche giorno fa ha lanciato la ‘Scuola Digitale’, che ha dichiarato più volte di voler estendere la banda larga a tutti gli edifici pubblici e che punta a lanciare un sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale.

In Friuli Venezia Giulia, chi da tempo sta 'cavalcando' l’onda dell’Ict utilizzandolo come leva di sviluppo per imprese e amministrazioni pubbliche, è Simone Puksic, ex project manager del Distretto delle Tecnologie Digitali e attuale presidente di Insiel Spa, la società in house della Regione specializzata nella gestione di sistemi informativi. Abbiamo chiesto a Puksic di commentare l’articolo 29 spuntato nella Legge di Stabilità. «Oggi più che mai – afferma – è importantissimo per la Pubblica amministrazione innovare le sue infrastrutture, utilizzare nuovi strumenti come il mobile e il cloud, cambiare i processi organizzativi. L'unica modalità con la quale oggi si possa erogare un servizio di qualità con meno risorse a disposizione è un uso massiccio del digitale. È l'unico modo – assicura –.  Mi chiedo quindi come sia possibile immaginare una finanziaria che guardi al futuro, tagliando l'investimento in Ict della metà.  Sono convinto che il presidente Renzi correggerà la norma perché in più occasioni, non ultimo l'incontro al Teatro Giovanni Da Udine, ha ricordato l'importanza del digitale e di innovare i processi nella Pa. Lo farà – conclude Puksic – perché sa bene che questa è l'Italia con segno più, soprattutto negli investimenti che riguardano il nostro futuro».