L'analisi di Orioles

Apre la terza moschea di Udine

Sabato 31 ottobre che sancirà ufficialmente l’apertura del luogo di culto ricavato in un locale di via della Rosta 14. Sarà epressione della comunità musulmana proveniente dal Bangladesh

Nuova moschea a Udine (© )

UDINE – Sabato 31 ottobre aprirà I battenti la terza moschea della città di Udine. Alle 15 ci sarà la cerimonia che sancirà ufficialmente l’apertura del luogo di culto ricavato in un locale di via della Rosta 14. Dopo le moschee di Via San Rocco e via Marano, anche la comunità musulmana proveniente dal Bangladesh avrà il suo luogo di culto, il primo ‘sganciato’ dall’islam di matrice araba. A occuparsi della nuova struttura sarà l’associazione ‘I Pacifici di Udine’.

Il commento del sociologo Orioles
A commentare l'apertura di questa nuova moschea, dalla sua pagina Fb, è Marco Orioles, tra i massimi esperti di Islam e di immigrazione in Italia- «Il Tablighi Jama'at, di cui il nuovo luogo di culto, fondato da alcuni cittadini del Bangladesh, sarebbe espressione nasce nello stesso brodo di coltura da cui scaturiranno i talebani, ossia da una corrente puritana dell'islam elaborata nel subcontinente indiano nella seconda metà del XIX secolo. Prima di spaventarvi – precisa il sociologo – sappiate che i seguaci della Jama'at rifuggono dalla politica, a differenza dei vari movimenti fondamentalisti e radicali emersi nella storia contemporanea, tutti impegnati nella sovversione dello Stato al fine di sostituirlo con uno Stato islamico retto dalla shari'a, la famigerata legge coranica».

‘Comandare il bene, proibire il male’
«I Tablighi – mette in evidenza Orioles – sono invece dediti esclusivamente a una missione che è contenuta nel loro stesso nome: tabligh è infatti parola araba che significa più o meno ‘predicazione’. Diffondere la fede è la missione che gli adepti della Jama'at conducono con straordinaria efficacia seguendo un principio enunciato nella terza Sura (capitolo) del Corano: ‘comandare il bene, proibire il male’. Appare sintomatica – conclude – la scelta dei bengalesi udinesi di chiamare la loro associazione ‘I Pacifici di Udine’».