Considerata dalla rivista Time una delle cento donne pił influenti al mondo

Suraya Pakzad ospite di Confartigianato a Remanzacco ricorda: non date per scontata la vostra libertą

Nel suo Paese ha creato una rete di 5 case rifugio, i cui indirizzi sono segreti, dove dą ospitalitą a donne dai 9 ai 20 anni. A loro insegna a leggere, a scrivere e un mestiere. Negli anni, caduti i talebani, per dare futuro, dignitą e speranza alle donne, ha fondato alcuni ristoranti “women for women”, dei panifici e a una sartoria. Tutti retti da donne. Una realtą che vuole far cres

Suraya Pakzad (© )

REMANZACCO - Coraggio. Una parola molto usata, spesso forse a sproposito. La Treccani lo definisce come la «forza d’animo nel sopportare con serenità e rassegnazione dolori fisici o morali, nell’affrontare con decisione un pericolo, nel dire o fare cosa che importi rischio o sacrificio». È difficile trovare qualcuno che davvero viva la sua vita in modo coraggioso. Qualcuno che è davvero animato dal coraggio, quello vero. Suraya Pakzad, è senza dubbio una di queste persone. Negli scorsi giorni è stata ospite in regione grazie a Confartigianato Udine. Atterrata giovedì a Roma, infatti, è poi arrivata in Fvg per alcuni incontri istituzionali (l’ultimo ieri sera a Remanzacco), e ha visitato, delle aziende come Camst, Cgr (compagnia grande ristorazione) e un panificio artigianale. Allacciando dei contatti per avviare un centro benessere, la sua prossima iniziativa.

Una donna che si mostra in un Paese dove c’è l’obbligo di nascondersi
Questa giovane donna, bella, elegante e colta è considerata dalla rivista Time una delle cento donne più influenti al mondo. Ma Suraya è molto altro, è una madre (ha 6 figli), una moglie, un’imprenditrice. É una persona che lotta (mettendo quotidianamente a rischio la sua vita, e non solo) per le donne, in un Paese, l’Afganistan, in cui far parte del gentil sesso non è facile, ma, anzi, sembra quasi uno scherzo del destino. Venerdì 13, all’auditorium di Remanzacco, erano appena passate le 20.30 quando ha iniziata il suo racconto. Una narrazione coinvolgente. Una storia che pareva uscire dalle pagine ingiallite di un libro. Fatti che sembrano non poter essere la normalità per molti. Nonostante nuoti controcorrente, con le difficoltà che questo comporta, Suraya si dice fortunata. Fortunata perchè viene da una famiglia numerosa (15 fratelli, lei la nona) in cui maschi e femmine sono stati cresciuti allo stesso modo. Fortunata perchè figlia di due genitori, molto, molto colti – come lei stessa li ha definiti - , che hanno saputo insegnare ai figli l’uguaglianza e l’importanza della libertà. Fortunata perchè nonostante sia stata una sposa bambina, a soli 14 anni (con un matrimonio combinato), si è unita a un uomo gentile ed educato, che l’ha rispettata e appoggiata. Fortunata perchè ha potuto studiare e laurearsi in letteratura (si definisce poetessa).

Quando per leggere si rischia la vita
Suraya Pakzad ha raccontato di un Afganistan libero, quando i suoi genitori erano giovani, in cui sua madre poteva passeggiare fra le vie della città in maniche corte, senza commettere reato. E poi ha parlato del buio, delle tenebre talebane. Ha emozionato la platea narrando di quando, dopo l’avvento dell’integralismo militare, le donne sono state costrette al burqa, di quando alle bambine è stato vietato studiare, è stato vietato leggere. E ancora ha raccontato di come incosciente (così come si è dipinta) assieme ad alcune amiche impartiva lezioni a delle bimbe, in segreto. La loro lavagna? Il pavimento. E poi c’erano i libri. Insegnavano a leggere vicino alle stufe accese così da poter eliminare qualsiasi prova «dell’orribile reato» se necessario. «Quando penso a quello che abbiamo fatto in quegli anni – ha raccontato ieri sera a Remanzacco – e ai rischi che abbiamo corso, ancora oggi rabbrividisco per la paura e per l’incoscienza che ho avuto». Ma questo è stato solo l’inizio. Da allora a oggi Suraya ha salvato molte donne. 170. Nel suo Paese ha creato una rete di 5 case rifugio, i cui indirizzi sono segreti, dove dà ospitalità a donne dai 9 ai 20 anni. A loro insegna a leggere, a scrivere e un mestiere. Negli anni, caduti i talebani, per dare futuro, dignità e speranza alle donne, ha fondato alcuni ristoranti «women for women», dei panifici e a una sartoria. Tutti retti da donne. Una realtà che vuole far crescere. Per questa sua attività (è fondatrice e animatrice dell’associazione «Voice of Women»), inoltre, il Movimento Donne Impresa di Confartigianato, con la presidente nazionale, la friulana Edgarda Fiorini, l’ha premiata con il ‎Sole d'Argento 2015.

Niente e scontato, nemmeno la libertà
Nei friulani Suraya ha trovato un popolo di fieri lavoratori. Lei crede infatti che la dignità della persona non possa che venire dal lavoro, dalla conseguente libertà economica e dalla non scontata libertà personale. Ecco che ha fatto un monito, ricordando alla platea di ringraziare tutti i giorni per la propria libertà, per quella libertà che forse tutti noi diamo per scontato, ma che, in realtà, non lo è. Non lo deve essere. A nemmeno 24 ore dagli attentati che hanno ferito Parigi, divenuta così cuore dell’Europa, colpisce vedere come le parole di questa giovane, saggia poetessa afgana dovrebbero farci riflettere tutti. Come diceva Khalil Gibran: «La vita senza libertà, è come un corpo senza lo spirito».