23 settembre 2019
Aggiornato 20:00
Il commento di Bearzi

Bonus benzina: raccolta di firme e volantini per difenderlo

Sono gli strumenti che la Figisc, Federazione italiana gestori impianti stradali carburanti, mette in campo per salvare lo sconto su diesel e benzina

UDINE – Un volantino e una raccolta di firme. Sono gli strumenti che la Figisc, Federazione italiana gestori impianti stradali carburanti, mette in campo per salvare il bonus carburanti. Mentre la Regione Fvg è impegnata a dimostrare all’Eu la bontà dello sconto, gli operatori tentano di convincere la gente a dare appoggio alla loro battaglia. Sul piatto mettono il rischio di veder sfumare decine di posti di lavoro insieme alla diminuzione delle entrate tributarie (sotto forma di Iva) per la Regione (il sindacato stima 200 milioni di euro di minori imposte, di cui 35 per la Regione).
Per la Figisc, quindi, la Regione deve continuare a sostenere il comparto con i 45 milioni di euro annui necessari a tenere in vita il bonus carburante.

Il presidente Figisc Fvg, Bruno Bearzi, illustra le intenzioni della Federazione. «In questo momento il bonus è osteggiato sia sul fronte esterno, dall’Europa, sia su quello interno, da alcuni consiglieri regionali che ne chiedono la dismissione. Tutto questo invece di fare sistema e di difendere un provvedimento che, a nostro avviso, porta vantaggi alle famiglie friulane, con risparmi per i costi di carburante che oscillano tra i 100 e i 300 euro annui».  La dismissione del bonus, per Bearzi, comporterebbe la chiusura di circa 150 pompe di benzina su un totale di 500, lasciando senza lavoro decine di operatori e dando il via libera al pendolarismo oltre confine (scenario che, per la Figisc, comporterebbe un aumento di 30 mila tonnellate di anidride carbonica per le maggiori percorrenze effettuate dagli automobilisti Fvg).

Da qui l’idea di lanciare una petizione (scritta e on line) a difesa del bonus, promossa dalla Figisc in collaborazione con Confcommercio. Accanto a ciò, saranno distribuiti 250 mila volantini per spiegare le conseguenze sociali, occupazionali, tributarie e ambientali che la cancellazione del bonus comporterebbe.
«Smantellare il sistema – spiega il presidente Figisc Fvg Bruno Bearzi – significa togliere ogni residua barriera al pendolarismo del pieno, ossia sottrarre ossigeno, cioè vendite, al meccanismo delle compartecipazioni di gettito. Alla fine del gioco, al saldo, cioè, tra risparmio dei contributi ed emorragia delle compartecipazioni, potrebbe essere che si acquisti una maggiore autonomia di spesa forse di 10-15 milioni di euro, non di 50 milioni come qualcuno si aspetta. E senza tener conto che qualche ammortizzatore delle conseguenze derivanti al tessuto socio-economico produrrà costi che ridurranno anche quell’importo».