La battaglia contro la giunta Serracchiani

Giovedì i 'sindaci liberi' a Roma per dire no alla riforma delle Uti

Una delegazione dei 56 ricorrenti parteciperà alla conferenza stampa convocata nella sala stampa della Camera dei Deputati dagli onorevoli Rizzetto, Fedriga, Savino, Pellegrino e Prodani

I 'sindaci liberi' giovedì saranno a Roma (© )

UDINE – La protesta dei ‘sindaci liberi’ contro la riforma degli enti locali varata dalla giunta Serracchiani arriva in Parlamento. Giovedì una rappresentanza dei 56 ricorrenti contro le Uti, sarà a Roma, alla conferenza stampa convocata nella sala stampa della Camera dei Deputati dagli onorevoli Rizzetto, Fedriga, Savino, Pellegrino e Prodani. Un appuntamento promosso per denunciare i rischi per la libertà e l’autonomia che potrebbero venire da alcune modifiche allo statuto del Fvg volute da Serracchiani.

«In tema di Uti – affermano i sindaci Piero Mauro Zanin, Renato Carlantoni e Pieluigi Molinaro – registriamo con soddisfazione la marcia indietro fatta dalla presidente Serracchiani, che in recenti dichiarazioni parla di ‘nuova legge da condividere con le opposizioni’. Chiediamo, però, che la nuova legge sia condivisa anche con i sindaci, i consigli comunali e le comunità della nostra regione, e in particolare con i 56 sindaci e gli 80 consigli comunali che, ritenendo la LR 26/2014 una legge coercitiva, calata dall’alto e che distruggeva le comunità, hanno dovuto ricorrere alla giustizia amministrativa per vedere riconosciute le proprie ragioni».

Altro motivo di preoccupazione per i sindaci, le modifiche alla Statuto regionale. «Siamo preoccupati dal fatto che mentre da un lato, per cercare di uscire dall’impasse in cui è stata messa dal suo assessore Panontin, la presidente, solo ora, parla di un percorso volontario di adesione alle Uti, dall’altro, in Parlamento, la sua maggioranza ha approvato la modifica dell’art. 11 dello Statuto di autonomia del Fvg che prevede che ‘la legge regionale disciplina le forme, anche obbligatorie, di esercizio associato delle funzioni comunali’. Una sorte di Giano bifronte che dietro la carota, oggi, della adesione volontaria alle Uti nasconde il bastone, domani, dell’obbligatorietà delle unioni prevista dal nuovo statuto regionale».