La presa di posizione

Il giornalista Nalato fa chiarezza sul 'caso Sauvignon'

«Persello non vendette lievito ai produttori indagati». In uscita un instant book sulla questione

Novità sul caso Sauvignon (© )

UDINE - «I viticoltori indagati dalla Procura di Udine, dai Nas e dall’Istituto repressione frodi non dovrebbero aver, secondo me, acquistato lievito dall’enologo Ramon Persello per il semplice fatto che Persello non ha mai prodotto una linea di lieviti per la vinificazione da commercializzare». Lo sostiene il giornalista Mauro Nalato che sulla vicenda del Sauvignon sta scrivendo un istant book.
«Secondo gli elementi che ho raccolto – aggiunge Nalato - non ci sarebbero prove che i produttori abbiano comperato e che Ramon Persello abbia venduto il lievito. Secondo la Procura della Repubblica proprio il lievito è all’origine della presunta sofisticazione del vino Sauvignon in Fvg, prodotto, secondo gli inquirenti, utilizzando lieviti di Persello coltivati in laboratorio anche con sostanze chimiche».
Le analisi, infatti, evidenzia il giornalista, non hanno evidenziato alcuna sostanza chimica né nei mosti né in quello che gli inquirenti hanno definito ‘il preparato’ di Persello sequestrato dagli inquirenti nel laboratorio dell’enologo friulano 6 mesi fa.  

Ramon Persello, più che sui lieviti per la vinificazione ha svolto studi su nuovi protocolli di vinificazione sulla base di determinate curve termiche e sui lieviti come potenziale cosmetico anti age. Studi innovativi ai quali erano interessate diverse società ma che Persello ha voluto sempre custodire gelosamente, rifiutando accordi di collaborazione. Ora i risultati di questi studi, fatti uscire dalla riservatezza, sono nella disponibilità dei laboratori che hanno effettuato le analisi. «Non voglio neanche lontanamente pensare – sottolinea Nalato – che questi dati siano stati diffusi (la serietà dei laboratori è fuori discussione e sicuramente sono stati protetti e attentamente custoditi e saranno restituiti a Persello), ma certamente non sono più ‘top secret’ come prima».

Le telefonate e le email intercorse fra Persello e alcuni indagati che, secondo la Procura dimostrerebbero una sorta di associazione a delinquere per la sofisticazione del Sauvignon, altro sarebbero, secondo Nalato, che normali comunicazioni di lavoro fra enologo e produttore. «Rapporti di consulenza che nessuno nega, anche se tendo a escludere che fosse consulente enologico di tutti gli indagati, come invece sostiene la Procura. Non può infine essere considerato reato il fatto che Persello abbia attrezzato a casa sua un piccolo laboratorio nel quale, assieme alla moglie, studiava i lieviti e il loro comportamento. Ma qualora questa mia ipotesi non fosse suffragata dalle prove, resta il fatto che l’eventuale vendita di lievito non configura alcun illecito penale, ma solo un illecito amministrativo risolvibile con una ammenda di un paio di migliaia di euro».

Se le cose stanno così, si pongono alcune domande: serviva tanto clamore per ricercare un eventuale prodotto non nocivo per la salute? Chi trarrà vantaggio da questa vicenda? Quanto costa l’inchiesta? E come si giustifica una probabile sanzione di poche migliaia di euro con costi per analisi nell'ordine di centinaia di migliaia di euro eseguite fuori regione? Chi rimborserà i danni di immagine delle singole aziende coinvolte e a tutto il settore? Tutte domande alle quali Nalato cercherà di dare risposte nel suo lavoro.