Cresce il settore manufatturiero

Gli artigiani sono ottimisti sul futuro pur sapendo che la crisi non è finita

E' il quadro che emerge dalla XX Indagine congiunturale di Confartigianato Udine, presentata nel capoluogo friulano. «La svolta - ha chiarito Tilatti - può arrivare solo dal Governo nazionale attraverso il taglio alla spesa pubblica»

La presentazione dei dati nella sede di Confartigianato (© )

UDINE – Guai a dire che la crisi è finita. Però, perlomeno tra gli artigiani, sta tornando l’ottimismo. E la voglia di riemergere dopo anni bui c’è, dando la massima fiducia alle potenzialità della propria impresa, un po’ meno al ‘sistema Paese’. Questo, in estrema sintesi, quanto emerge dalla XX Indagine congiunturale di Confartigianato Udine, presentata lunedì mattina nel capoluogo friulano. A dare conto dei dati, il presidente Graziano Tilatti e il direttore Gianluca Gortani.

Ottimismo tra gli artigiani friulani
Se è vero che per 9 artigiani su 10 la crisi è ben lontana dall’essere superata, è altrettanto vero che, per la prima volta, emerge un certo ottimismo tra gli imprenditori artigiani. In particolare, dalle 600 interviste telefoniche effettuate (l’indagine è realizzata dall’Irtef, Istituto per la ricerca sulle tecniche educative e formative di Udine), affiora che gli artigiani con una crescita di fatturato nell’ultimo semestre (33%) quasi equivalgono quelli che hanno mostrato una flessione (34%) e anche se nelle previsioni sulla prima parte del 2016 prevale l’attesa di stabilità (63%), un’analisi più attenta registra un prevalere dell’ottimismo sul pessimismo, in un rapporto di 3 a 2.

Tilatti si appella al Governo
«Il nostro compito è di guardare al futuro con positività – ha commentato il presidente Tilatti – ma la svolta può arrivare solo con interventi mirati dello Stato. Per ora il Governo centrale non ha messo in atto quei tagli alla spesa pubblica (e alle pensioni d’oro in particolare) che garantirebbero risorse utili a investimenti nello sviluppo. Per ridare linfa ai consumi non bastano 80 euro nelle tasche delle persone, ne servirebbero 500».
Stop ai privilegi, quindi, per ridare al Paese quell’iniezione di fiducia in grado di rimettere in moto l’economia.

Bene il manifatturiero
L’ottimismo tra gli imprenditori artigiani si realizza in primis nell’ambito manufatturiero, settore in cui è cresciuta la tendenza a investire (26,2%), soprattutto nelle aziende più strutturate, con più di 6 addetti e a titolarità maschile. Bene i servizi, diminuisce ancora la propensione agli investimenti nelle costruzioni. Per quanto riguarda la fiducia, l'87,1% degli intervistati dichiara di averne nella capacità competitiva della propria impresa, solo il 26,8% nella capacità competiva dell'Italia.

L'evoluzione dell'artigianato
«Negli ultimi 10 anni l’artigianato friulano è cambiato radicalmente – ha sottolineato Tilatti – e chi ha saputo investire e innovarsi tecnologicamente oggi ne trae beneficio (manifattura e servizi in primis). Altri settori, come edilizia e autotrasporto, invece, sono rimasti un po’ indietro. In questa fase serve uno sforzo culturale per affrontare al meglio le sfide del futuro, altrimenti rischiamo di perdere alcune specializzazioni artigiane tradizionali, incapaci di adeguarsi ai tempi moderni».
Per quanto riguarda i problemi più sentiti dalle imprese artigiane, l’indagine pone al primo posto il calo della domanda (54,8%), seguita dall’allungamento dei tempi di riscossione (53,3%), all’aumento della concorrenza sleale legato ai fenomeni del dopolavorismo, del falcio hobbysmo e del lavoro sommerso (46,5%) e dalla crescita dei prezzi da parte dei fornitori.