La battaglia partita dal Friuli

Cerno sui gay: «Siamo zombie di diritto»

«Gli omosessuali non paghino le tasse finché lo Stato non riconoscerà loro il diritto di esistere». Il direttore del Messaggero Veneto l’ha scritto su Repubblica. Battaglia sui diritti nel solco di Fortuna e Englaro

Tommaso Cerno (© )

UDINE - «Gli omosessuali non paghino le tasse finché lo Stato non riconoscerà loro il diritto di esistere». La presa di posizione pubblicata domenica sulle pagine di Repubblica è del direttore del Messaggero Veneto, Tommaso Cerno, che lancia una provocazione per scuotere le coscienze in vista del voto in Senato della proposta di legge Cirinnà sulle Unioni civili. «La Costituzione – scrive Cerno – afferma che ogni cittadino è uguale davanti alla legge, ma senza una legge del Parlamento milioni di omosessuali non sono veri cittadini. Quindi non esistono. Siamo zombie di diritto». Una provocazione nata dal Friuli nel solco delle grandi battaglia sui diritti civili lanciate da personaggi come Loris Fortuna e Beppino Englaro. 

Il direttore del Messaggero Veneto sviluppa il suo ragionamento facendo riferimento alla ‘democrazia resistente’, che oggi «impone ai gay di dire no allo Stato nel solo momento in cui li considera uguali agli altri: quando si tratta di prelevare denaro dalle loro tasche. Mi metteranno in prigione? – si chiede Cerno – . Ci vado, pensando che c’è gente che è morta per le sue idee».

Una protesta, quella di Cerno, che lui stesso definisce «autentica», «umana», contro uno Stato «che afferma con atti, leggi e omissioni la nostra ‘non esistenza’».
Il direttore si appella «a tutti i ‘non esistenti’» ma anche «a tutti i democratici d’Italia che vogliono vivere in un Paese di ‘esistenti’» affinché sposino la sua battaglia. Ma soprattutto si appella al premier Matteo Renzi, affinché consenta «ai gay di sentirsi parte del loro Paese».