Serracchiani soddisfatta

Uti: le distanze rimangono, e l’Anci alza la voce

Decisa la costituzione delle Unioni Territoriali Intercomunali per il 15 aprile. Sul voto la minoranza si spacca e grazie a un emendamenti di Ar e Ncd vengono dimezzate le penalizzazioni per i 'ribelli'. Ma l'Associazione dei Comuni è scettica

Il Consiglio regionale del Fvg (© )

UDINE – La riforma degli enti locali continua a dividere. Sul territorio, dove il fronte dei sindaci dissidenti si allarga giorno dopo giorno (sono 91 ormai i ‘ribelli’), e in Consiglio regionale, dove il voto di modifica della legge 26/2014 ha spaccato le minoranze, con la contrarietà di Fi, FdI/An, Ln, Misto, M5S e l’astensione di Ncd e Ar.
Come spesso avviene in politica, il voto è considerato un successo per tutti: per la maggioranza, soddisfatta per le modifiche apportate alla riforma, per alcune frange dell’opposizione, contente per essere riuscite a far approvare qualche emendamento. La realtà è che la distensione istituzionale tra Regione e Comuni è ancora lontana, e non a caso c’è stata una presa di posizione forte da parte dell’Anci, forse la prima dal varo della riforma. «Siamo pronti a risederci al tavolo con il governo regionale ma deve essere un tavolo di risoluzione, di confronto reale e costruttivo, altrimenti lo scenario probabile è quello di altri ricorsi o di un’adesione solo formale alle Uti che in alcuni territori le svuoterebbe di efficacia». Queste le parole del presidente dell’Associazione dei Comuni, Mario Pezzetta.

Serracchiani: «Si parte il 15 aprile»
«Dopo il voto, che ha rimarcato l'azione riformatrice della maggioranza e della giunta – ha chiarito Serracchiani – avvieremo una serie di incontri sui territori per spiegare l'adattamento alla legge 26 che permette a chi si è espresso positivamente sulle Unioni intercomunali di poter partire dal 15 aprile e a coloro che in questo momento hanno maturato una decisione diversa di potersi aggiungere». «Le Unioni territoriali intercomunali – ha detto Serracchiani - servono ai cittadini perché raccolgono le forze a fronte di quelli che sono gli impegni della Pubblica amministrazione in questa stagione di cambiamento e negli anni futuri con il doppio obiettivo di non sprecare risorse e di garantire e rafforzare i servizi esistenti».
La presidente della Regione ha salutato «l'importante apertura che è venuta da alcuni gruppi dell'opposizione fin dalle settimane scorse e che noi abbiamo accolto positivamente. Per questo - ha aggiunto -, anziché procedere ai commissariamenti, abbiamo aperto un dialogo che ha portato a una formulazione in base alla quale le Uti che sono pronte possono partire e, al tempo stesso, viene prevista una possibilità in più per gli altri Comuni. Auspichiamo – ha concluso Serracchiani - che le forme di premialità che abbiamo previsto nella norma, e l'abbattimento della penalizzazione per i Comuni ritardatari che quest'anno costituiscono l'Unione deciso dall'aula, diventino uno stimolo a ragionare insieme».

Dimezzate le penalizzazioni per i 'ribelli'
Parole di distensione che però non convincono una parte del centrodestra e soprattutto i sindaci ‘dissidenti. Eppure un passo in avanti, rispetto a qualche giorno fa, è stato fatto, soprattutto in termini di penalizzazioni dei Comuni che non entreranno a far parte delle Uti. Il merito è di un emendamento introdotto da Ncd e Ar, che di fatto ha permesso di dimezzare il taglio dei finanziamenti ai Comuni, sia ai ‘ribelli’ (ricorrenti al Tar), sia a coloro che non hanno approvato ancora l'atto costitutivo di adesione alle Uti. In sostanza, chi dal 15 aprile non entrerà a far parte di nessuna Uti (le funzioni associate partiranno dal primo luglio) si vedrà tagliare i finanziamenti  regionali del 7,5% anziché del 15%.
Una soluzione che l’Anci bolla però come inattuabile: per il presidente Pezzetta «il risultato sarà che i comuni ricorrenti o non aderenti, non saranno in grado di approvare il bilancio».