L'appello a Serracchiani

«Il Friuli può fare di più in termini di accoglienza»

Il presidente di Medici Senza Frontiere Italia, l'udinese Loris De Filippi, dal Visionario elogia le qualità del popolo friulano in termini di solidarietà e operosità

Loris De Filippi (© )

UDINE – Il popolo friulano può fare molto per aiutare chi, in questa fase storica di migrazioni di massa, si trova in difficoltà. Restando a casa e facendo emergere quello spirito di solidarietà e di accoglienza già dimostrato durante le fasi successive al terremoto del 1976. Ma anche varcando i confini e mettendo a disposizione di una realtà come Medici Senza Frontiere la serietà, la professionalità, la capacità tecnica e la poca voglia di apparire che appartiene a questo popolo. Loris De Filippi ne è convinto. Lui è il presidente di Medici Senza Frontiere Italia, che giovedì è stato ospite al cinema Visionario per una serata informativa. Uno che, come molti suoi conterranei, lavora, in silenzio, e non ama essere sotto i riflettori. Però, non ha paura di esporsi e di andare dritto al problema quando si tratta di difendere la causa in cui crede.  Anche tirando in ballo la politica e la presidente Debora Serracchiani in particolare.

In Italia e in Friuli il tema ‘migrazione’ è ormai quotidiano. Che idea si è fatto della questione?
«La percezione che c’è qui del problema è paradossale, in quanto l’impressione di moltissime persone è di assistere a un grandissimo assedio, costante e quotidiano. In realtà, considerando i 60 milioni di persone che si stanno muovendo nel mondo, quelli arrivati qui sono davvero la punta dell’iceberg, una parte quasi irrisoria».

Nonostante questo, la stessa città di Udine, nei mesi scorsi, ha avuto problemi legati all’accoglienza.
«Faceva impressione leggere di una ‘pressione’ migratoria sulla città quando non c’erano più di 3-400 tra afghani e pakistani a Udine, e senza riuscire a trovare spazi per accoglierli. Vedere 70-80 persone nei sottopassi dei treni mi ha fatto pensare».

A cosa ha pensato?
«Che dobbiamo cambiare mentalità e renderci conto che siamo di fronte a un fenomeno planetario destinato, per i prossimi 20 o 30 anni, ad attraversare il nostro Paese e a cambiare le nostre vite. I muri che si stanno erigendo servono a poco, perché la disperazione va al di là dei muri. In Siria c’è un milione e 600 mila persone che vive in una situazione fuori da ogni immaginazione, che muore di fame ogni giorno, in una realtà che non è destinata a migliorare».

Cosa possiamo fare in Friuli?
«Smetterla di brontolare e renderci conto che tutti insieme possiamo dare una mano. Le esperienze di accoglienza diffusa sono ancora troppo poche e le amministrazioni pubbliche pensano che la soluzione dello ‘scarica barile’ sia la più giusta. Serve un disegno regionale di accoglienza molto più ampio».

Quanti sono gli attivisti di Medici Senza Frontiere dal Fvg?
«Tra le 25 e le 30 persone, con chi ha cominciato a partire oltre vent’anni fa, come il sottoscritto, che fa ancora la sua parte. La presenza dei friulani è sempre ben vista: si tratta di persone di impegno, professionalità e capacità tecniche».

Non a caso avete scelto Udine per raccontare la vostra esperienza.
«Udine è una città centrale geograficamente, dove ci sono voci e appuntamenti importanti, come  vicino/lontano, realtà con cui collaboriamo da un decennio, o il Visionario». 

Quali sono i messaggi che vorreste veicolare in questo momento attraverso il popolo friulano?
«Dare una risposta adeguata all’accoglienza e far cessare i bombardamenti sugli ospedali. Il mio appello è ai cittadini ma anche alla politica: penso ad esempio alla presidente Serracchiani, che potrebbe lanciare un messaggio forte chiedendo pubblicamente la fine dei bombardamenti sugli ospedali della Siria». 

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