La palla passa a Serracchiani

Sindaci anti Uti: «Ripartire dalla concertazione con il territorio»

I 'ribelli' sono pronti a sotterrare l'ascia di guerra ma chiedono la cancellazione delle penalizzazioni e l'apertura di un tavolo di confronto. E intanto incassano l'appoggio di Cal, Anci, Confartigianato e Chiesa friulana

L'auditorio di Pagnacco (foto Piuzzi) (© )

PAGNACCO – Il messaggio dei sindaci è stato lanciato, forte e chiaro. Ora non resta che vedere se sarà raccolto dalla giunta regionale. La serata organizzata a Pagnacco da chi non vede di buon occhio la riforma degli enti locali ha rappresentato un successo non tanto per il numero di intervenuti (circa 300 persone), quanto per l’appoggio incassato dai ‘ribelli’: il Cal, l’Anci, Confartigianato e, per bocca del direttore de ‘La Vita Cattolica’, anche il clero friulano. La palla, quindi, passa nella metà campo di Debora Serracchiani, che dovrà decidere se continuare a forzare la mano, rischiando poi di far naufragare la riforma davanti al Tar, oppure sedersi attorno a un tavolo e riaprire la fase della concertazione. I sindaci sono disposti a farlo, ma pretendono che si riparta quasi da zero, con la cancellazione delle penalizzazioni per quei municipi che finora non hanno aderito alle Uti. Un fronte, quello anti riforma, sempre più vasto, che ormai ha raggiunto quota 91 Comuni.

«Ripartiamo da quanto di buono era stato prodotto con la legge Garlatti, che prima di essere stravolta dal Consiglio regionale aveva portato a 6 mesi di confronto con i territori – dichiara Renato Carlantoni, che insieme a Piero Mauro Zanin e a Pierluigi Molinaro rappresentano la punta dell’iceberg della protesta –. Ripartiamo da lì, dalle deleghe per i servizi da mettere in rete, anche sul modello della successiva legge Iacop, che ancora funziona pur senza le premialità previste in una prima fase. Siamo pronti a mettere subito in atto la delega per alcuni servizi (pianificazione territoriale e e-government ad esempio), ma assolutamente non possiamo accettare le penalizzazioni».
Se la giunta Serracchiani sarà disposta a fare un passo indietro e ad ascoltare i territori, una volta ridisegnati i contenuti della riforma, saranno i cittadini a esprimersi, attraverso un referendum popolare. «E’ giusto siano loro a decidere, nè i sindaci nè i consiglieri regionali», chiude Carlantoni.

Nel corso della serata di Pagnacco è stata stigmatizzata la fretta dimostrata dalla Regione nel voler avviare il processo di riforma. Oltre al fatto che, per com’è stata pensata, rischia di svilire i contenuti della specialità regionale.
«Finché ci sarà questa legge i ricorsi non saranno ritirati – assicura Zanin –. E’ stata proprio la via giudiziaria ad aver rallentato l’entrata in vigore di una riforma sbagliata, che altrimenti sarebbe già in vigore. Ciò che chiediamo è semplice: togliere le penalizzazioni, dar vita a organizzazioni territoriali senza valenza giuridica e soprattutto dilatare i tempi fino al primo gennaio 2017. Non è possibile avviare una legge di tale portata ad aprile».