Dati migliori dal 2011 a oggi

Crescono i contratti a tempo indeterminato in Alto Friuli

Il 2015 si chiude con un saldo di meno 56 unità tra assunzioni e cessazioni: un dato che consolida il trend di miglioramento riscontrato nei trimestri precedenti

Buone indicazioni dal mondo del lavoro in Alto Friuli (© Diario di Udine)

TOLMEZZO - Ha chiuso con un saldo di meno 56 unità il rapporto 2015 tra assunzioni e cessazioni in Alto Friuli, un dato che consolida il trend di miglioramento riscontrato nelle analisi congiunturali dei trimestri precedenti e che conferma un netto recupero dei contratti sul territorio di riferimento del comprensorio della Cisl Alto Friuli.  «Era da fine 2011 che non si registravano dati così lievemente negativi – ha commentato Franco Colautti, segretario generale della Cisl Alto Friuli - e questo non può che far sospirare dopo anni di apnea. Altri segnali confortanti continuano ad arrivare dalla tipologia di contratti, con gli indeterminati che continuano a salire anche grazie alle tante stabilizzazioni riscontrate nel settore del manifatturiero. Ciò che invece necessita ancora di sostegno è il comparto dell’edilizia provinciale, alla luce tra l’altro della recente crisi della Vidoni Spa che potrebbe annullare la leggerissima frenata nel calo verticale di questo quinquennio. E naturalmente sul fronte dei servizi (vedi caso Coopca) è d’obbligo continuare a monitorare la situazione».

I dati migliori in Carnia e nel Tarvisiano
In valori assoluti lo scorso anno, nell’arco dei 12 mesi, ci sono state 17.529 assunzioni e 17.585 cessazioni; il IV trimestre in particolare ha visto un saldo negativo di -744 unità contro le -1.130 unità registrate nello stesso trimestre del 2014.
A livello di ambiti, secondo i dati registrati dai vari Centri per l’Impiego, gli istogrammi mostrano che nel 2015 le migliori performance le hanno fatte segnare la Carnia (+60) e il Tarvisiano (+47), col segno meno invece il Gemonese (-93), il Tarcentino (-44) e il Sandanielese (-26). 

Bene l’industria, male il settore delle costruzioni
Per quanto riguarda invece l’analisi dei macro-settori di attività, sempre prendendo come base il 2015, la crescita maggiore ha riguardato l’Industria (+183), confermando che fare industria (di qualità) in zone montane è possibile, leggermente positiva l’agricoltura (+8), continua invece il crollo del settore delle costruzioni (-146) anche se in maniera meno marcata degli anni precedenti; stesso discorso pure per il comparto dei Servizi (-90). Un trend che si conferma pure allargando l’analisi agli ultimi tre anni (I trim. 2013 – IV trim. 2015): l’Industria segna un +85 unità, l’agricoltura un +15, le costruzioni un -687 e i servizi -952 per un saldo complessivo negativo di contratti di -1.542 unità.

Meno contratti a tempo determinato, più a tempo indeterminato
Interessante anche il dato delle tipologie di contratto di assunzione: nel 2015 è netta la riduzione della forbice tra formula a tempo determinato e indeterminato. I primi (14.269) sono scesi dall’89,6 all’81,4% rispetto al 2014; di contro i secondi (3.260) sono saliti dal 10,6% al 18,6% del totale; altro elemento interessante anche il calo dei contratti di apprendistato (365, pari all’11,2% degli indeterminati), valori che sono ritornati simili a quelli del 2012. Stesso discorso per i contratti a progetto e Co.co.co. (365, pari al 2,6% dei determinati), più che dimezzati rispetto al triennio precedente.
Lo stock di cittadini in mobilità nel 2015 ha fatto segnare una media trimestrale di 842 unità, leggermente inferiore a quella del 2014 ma comunque ancora il doppio di quella che si aveva nel 2008. E’ andato un po’ meglio il dato degli ingressi in mobilità, con una media di 94 unità al trimestre, contro il picco dell’anno precedente (149).

Focus edilizia
Come anticipato in precedenza continua inesorabile il crollo verticale del comparto dell’edilizia. A confermarlo sono i dati della Cassa Edile di Udine a fine 2015: il numero di imprese continua a essere eroso: 52 in meno rispetto al 2014 su base provinciale (-6%); così come il numero di addetti (-318, pari ad un -7,85%) e il numero di ore ordinarie dichiarate (-17.147, pari a -4%). Dal 2008 a oggi sono state «perse» 552 imprese (-40%) e quasi 2.800 lavoratori (-42%) per un totale di 396 mila ore dichiarate (-49%).
«La tanto attesa inversione del trend – commenta Valentino Bertossi della segreteria Cisl Alto Friuli - è ancora molto lontano dal verificarsi e i dati di chiusura del 2015 lo confermano appieno; se guardiamo anche i numeri di gennaio 2016, ne troviamo conferma con i dati peggiori dal 2008: 740 imprese/mese; 3.251 lavoratori denunciati nel mese e 270.749 ore ordinarie dichiarate. Il settore così non può più andare avanti. Ad aggravare ulteriormente la situazione segnaliamo che sempre più imprese non riescono a rispettare le scadenze di pagamento degli stipendi, con ritardi anche di tre/quattro mesi».