Il 25 aprile

‘Oltre Godzilla’: alla scoperta della ’fantascienza giapponese’

Al Feff 18 una retrospettiva di 10 film, una pubblicazione e un ospite d’onore: Obayashi Nobuhiko, grande maestro della Sci-Fi nipponica, che riceverà il Gelso d’oro alla carriera

Nobuhiko Obayashi (© Far East film Festival)

UDINE – Se per noi occidentali ’fantascienza giapponese’ fa tradizionalmente (inesorabilmente) rima con ’Godzilla’, il Far East Film Festival è pronto a dilatare il nostro perimetro: s’intitola, appunto, ‘Oltre Godzilla – Futuri alternativi e scenari’ la preziosissima retrospettiva che attraverserà il calendario della diciottesima edizione! Curata dal super esperto Mark Schilling, così come l’omonima pubblicazione splendidamente illustrata da Francesca Ghermandi e realizzata per l’occasione, l’avventura di ‘Oltre Godzilla’ è composta da 10 film e porterà a Udine un grande maestro della Sci-Fi nipponica: Obayashi Nobuhiko, classe 1938, regista libero e visionario, che il 25 aprile riceverà il Gelso d’Oro alla Carriera ’accompagnando’ sul palco il suo cult House. «Gli appassionati – scrive Mark Schilling – considerano da molto tempo il Giappone una superpotenza del cinema di fantascienza, soprattutto per un sottogenere, i film di mostri, e per un personaggio, Godzilla. In realtà, i film di fantascienza giapponesi degli anni Cinquanta e Sessanta, affollati di razzi spaziali, UFO e vari tipi di armi e gadget esotici, saranno pure stati ispirati ai film sulle invasioni aliene di Hollywood, ma il loro stile unico, la loro energia e la loro immaginazione hanno influenzato non solo registi e animatori giapponesi, ma anche le loro controparti in tutto l'Occidente».

I fantastici 10
Ed ecco, quindi, i fantastici (è proprio il caso di dirlo!) 10: The Mysterians (1957), Matango (1963), Invasion of the Astro Monster(1965) Latitude Zero (1969) di Honda Ishiro, House (1977), School in the Crosshairs (1981), Exchange Students (1982) e The Girl Who Leapt Through Time (1983) di Obayashi Nobuhiko, Blue Christmas (1978) di Okamoto Kihachi e, dulcis in fundo, Gamera 3(1999) di Kaneko Shusuke. Un’esplorazione ampia e curiosa dell’immaginario giapponese, al di là del «grande bestione squamoso» (Godzilla secondo Schilling!) e al di là della nostra pigrizia di spettatori.