Il consenso alla base dell'azione di governo

De Mita: «A volte penso che la stagione della democrazia, in Italia, si sia esaurita» 

L'ex segretario della Democrazia Cristiana, a Udine per inaugurare una piazza dedicata ad Aldo Moro, parla a ruota libera di politica e del collega di partito ammazzato dalle Br nel 1978

Ciriaco De Mita (© Diario di Udine)

UDINE – Esalta la figura di Aldo Moro («una delle personalità più eminenti della storia democratica del Paese»), tratteggiando, a grandi linee, la modernità della sua azione politica, distante anni luce dal modo di agire di chi oggi guida l’italia («Moro inaugurò il percorso di costruzione del centrosinistra non comunicando su Facebook, che allora non esisteva, o facendo battute, ma organizzando il consenso necessario per l’operazione politica. Questo perché le operazioni politiche si basano sul consenso: chi guida non sfida chi non vota, chi guida deve persuadere chi vota che l’operazione proposta è la migliore per l’interesse della collettività»). Ciriaco De Mita, venerdì pomeriggio, ha presenziato alla cerimonia di scoprimento della strada dedicata ad Alto Moro. Con una verve e una lucidità che poco si addicono alla classe di nascita (1928!), l’ex numero uno della Democrazia Cristiana (già presidente del Consiglio e più volte ministro), ha parlato di Moro, del concetto di democrazia e delle ombre dell’attuale sistema politico.

Moro: statista ‘snaturato’ dalla ricerca della verità
«Sono venuto a Udine per la curiosità dell’invito – ha confessatoDe Mita –. Quando mi hanno detto che il sindaco mi voleva all’inaugurazione della piazza Aldo Moro, ho detto sì. Mi fa piacere essere qui perché finalmente ricordiamo uno dei più grandi statisti della storia italiana sottolineandone il valore e non soffermandoci sulla difficile scoperta di chi l’ha ammazzato. La cosa più negativa per lui, in questi anni, è stato proprio il tentativo di accertare» la verità. In questo modo «si è snaturato il ruolo di un uomo straordinario, non tanto per gli atti compiuti, ma per l’equilibrio politico che l’ha guidato».

Un rapporto iniziato con un voto contro
Eppure De Mita, all’inizio, non si è lasciato affascinare dalla figura di Moro. «Non l'ho votato quando venne eletto segretario: non conoscendo il personaggio io e il mio gruppo votammo contro. Eravamo persone che dicevamo ciò che volevamo fare, non ciò avremmo desiderato fare», ha ricordato De Mita, raccontando un aneddoto relativo al suo rapporto con Moro. «Nel suo primo discorso, Moro definì la Democrazia Cristiana un ‘partico popolare antifascista’, nonostante il governo fosse formato insieme a Segni e Msi. Gli feci notare la contraddizione, e lui mi volle parlare. Io dicevo ciò che volevo fare, lui mi spiegava come poterlo fare». Erano gli anni in cui Moro cercava di dar vita al centrosinistra. Per farlo servivano tre mosse: «Spiegare a livello internazionale che con tale scelta l’alleanza atlantica sarebbe rimasta immutata, poi spiegare al mondo cattolico che l’essenza cristiana del partito non sarebbe stata intaccata dall’alleanza con i socialisti, infine evitare di perdere l’elettorato reazionario del Mezzogiorno».
Un uomo attento, Aldo Moro, ad analizzare i processi di trasformazione politica, in grado di creare le condizioni perché potessero concretizzarsi. «Le novità apportate nella storia politica italiana sono state enormi: quelle di oggi, al confronto, sono bubbole», commenta con un pizzico di ironia l'ex Dc. 

Dare fondamento alle cose che si dicono
De Mita non si è sottratto a una critica al modo di fare politica dell’attuale governo: «Il centrosinistra alla fine si realizzò. Certo, non mancarono errori, ma è difficile pianificare tutto. In Italia ci furono tre grandi trasformazioni politiche: la conservazione democratica, l’apertura ai socialisti e l’allargamento della base democratica. Moro rifletté in maniera seria affinchè questi processi si realizzassero. Oggi invece c’è qualcosa che non mi spiego quando sento che il presidente del Consiglio sostiene di aver risolto il problema dei lavoratori e invece i disoccupati crescono. Bisogna dare fondamento alle cose che si dicono».
Moro ha operato affinchè il processo di evoluzione dell’equilibrio democratico avvenisse con l’apporto di tutti, ma sempre all’interno del concetto di conservazione democrazia. «Per questo è stato ammazzato e la sua morte, in un certo senso, ha rallentato, se non impedito, il completamento di questa  evoluzione», evidenzia De Mita.

Il partito ‘senza pensiero’
Prima di congedarsi da Udine, De Mita ha bollato come «minuetto» il sistema politico attuale, basato su un’alternanza «così inutile che i suoi protagonisti non sanno neppure perché si alternano». «Dopo la crisi giudiziaria – continua nel suo ragionamento – è stato creato un grande partito senza un pensiero, che ha molti aderenti, ma essendo senza un pensiero, faticano a trovarsi. Un tempo i grandi partiti nascevano da opinioni diverse, ma c’era una guida che ricomponeva i bisogni e i desideri della collettività: questa è la democrazia, non il ‘minuetto’». De Mita chiude con una constatazione amara: «A volte sono portato a credere che la stagione della democrazia, in Italia, si sia esaurita». 

De Mita insieme al sindaco Honsell

De Mita insieme al sindaco Honsell (© Diario di Udine)

La piazza intitolata a Moro

La piazza intitolata a Moro (© Diario di Udine)